EXPO 2015 è l’evento dell’anno in Italia e Milano si prepara ad accogliere i visitatori dell’Esposizione Universale puntando sul tema dell’alimentazione “stimolando la creatività e puntando sull’innovazione”. Creatività ed Innovazione sono senza ombra di dubbio degli elementi chiave nel successo del Gruppo Campari (Davide Campari – Milano S.p.A.), Società Italiana del settore alimentare produttrice di bevande alcoliche ed analcoliche il cui prodotto di punta è il famoso Campari.

A un mese dall’apertura di EXPO 2015, abbiamo deciso di visitare Milano e la sua città metropolitana puntando sugli aspetti più curiosi, interessanti e stimolanti: per questo, siamo partiti da Sesto San Giovanni per una visita speciale alla Galleria Campari dove abbiamo avuto l’onore di ripercorrere la storia del Marchio, un interessante spaccato artistico, culturale e commerciale degli ultimi 150 anni del nostro Paese.

Non tutti conoscono questa Galleria nata all’interno della storica fabbrica Campari: rappresenta però una realtà da non perdere assolutamente, un luogo dove l’esperienza della visita si fonde alla “Red Passion” del Marchio, alla creatività di artisti tra i più interessanti dell’ultimo secolo – da Depero a Munari, da Fellini a Nespolo solo per citarne alcuni – ed alla multimedialità scelta come punto forte di un percorso che può aiutare a capire realmente quale sia l’eccellenza Italiana in aspetti quali la comunicazione, il design, l’architettura, il marketing ed il lifestyle.


Galleria Campari è un luogo dinamico, multimediale e interattivo che racconta il percorso del marchio attraverso le espressioni dell’arte moderna e contemporanea.


Prima di iniziare la visita vera e propria alla Galleria Campari, camminiamo per un breve tratto dalla Stazione della Metro di Sesto San Giovanni e ci dirigiamo verso l’Headquarter Campari in Viale Gramsci, 161.

Restiamo subito affascinati dal palazzo: il suo colore, le sue geometrie e due bassorilievi che ci rimandano direttamente alle opere d’arte di Fortunato Depero, artista di spicco del Movimento Futurista la cui casa-museo (Casa d’Arte Futurista Depero) abbiamo avuto modo di apprezzare durante la nostra visita a Rovereto (TN) il cui Visual Travel Diary trovate sulle nostre pagine.

Prima di fare il nostro ingresso camminiamo intorno allo stabile percorrendo Via Sacchetti e Viale Casiraghi: restiamo subito affascinati dal progetto Redvolution 2.0, un “murales continuo” di 110 metri realizzato per celebrare i 110 anni della palazzina storica, sede del primo edificio industriale Campari, in collaborazione con l’iniziativa Tutta mia questa città promossa dal Comune di Sesto San Giovanni. 11 street artist tra i 22 e i 35 anni sono stati selezionati in base al loro stile e all’affinità con gli artisti che nel passato hanno lavorato per rendere riconoscibile Campari tra il 1904 e il 2014. Uno spettacolo grandioso!

Murales

Redvolution 2.0 • Campari


Redvolution 2.0 – Gli 11 Artisti ed i loro Murales nel dettaglio

Seacreative: Omaggio a Adolf Hohenstein “Due uomini al bar” 1904-1914 • TV Boy: Omaggio a Leonetto Cappiello “Lo spiritello” 1914-1924 • Nais: Omaggio a Marcello Dudovich “Il bacio” 1924-1934 • Orticanoodles: Omaggio a Fortunato Depero “Lo squisito Seltz” 1934-1944 • Ivan: Omaggio a Carlo Fisanotti “Lo strappo” 1944-1954 • Boris Veliz: Omaggio a Nino Nanni “Dopo la Terra… Gli astri” 1954-1964 • PAO: Omaggio a Bruno Munari “Declinazione grafica del nome Campari” 1964-1974 • Neve: Omaggio a Federico Fellini “Miracolo Italiano” 1974-1984 • Imen: Omaggio a Milton Glaser “Campari Bitter” 1984-1994 • Tawa: Omaggio a Tarsem “Il graffio” 1994-2004 • Geometric Bang: Omaggio a Ugo Nespolo “150 anni di Campari” 2004-2014


Entriamo finalmente nell’Headquarter Campari con gli occhi già pieni di meraviglia e stupore.

Veniamo accolti molto calorosamente alla reception e, mentre attendiamo il nostro accompagnatore notiamo una parete con due foto 88 x 110 cm ricche di colori sotto la scritta Campari Wall.

Si tratta di due scatti di Gerard Byrne (omaggio a Waiting for Godot di Samuel Beckett), “A country road. A tree. Evening.” e “Route à la campagne, avec Arbre Soir.” fotografie che l’artista Irlandese ha scattato in posti lontani ma molto simili (una sulla Baia di Dublino, l’altra in Borgogna), scelte dal Team Campari in collaborazione con Lisson Gallery ed esposte in una sorta di piccola galleria di arte contemporanea che chiarisce subito la volontà dell’Azienda di continuare a riporre attenzione al mondo dell’arte guardando non soltanto al passato ma anche al presente.


Galleria Campari – Informazioni pratiche e curiosità

La galleria è aperta al pubblico – visite guidate gratuite su prenotazione – tre giorni alla settimana: martedì, giovedì e venerdì pomeriggio oltre al primo sabato del mese (più aperture straordinarie), dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 14:00 alle 18:00Il numero di visitatori (dato del 2014) è di circa 9000 persone l’anno, un pubblico trasversale che varia da scolaresche a studenti universitari, appassionati d’arte e fan del brand, specializzati del settore, barman, con rappresentanti di tutte le età, fasce sociali e nazionalità. Molti i visitatori stranieri.

Galleria Campari organizza alcuni eventi con mostre temporanee o spettacoli teatrali per mantenere viva l’attenzione sulla Galleria e sul brand Campari durante l’anno. La Galleria fa anche parte di un sistema coordinato tra Spazio Eventi, Galleria e Ristorante in Villa Campari (al cui primo piano si trova la Campari Academy, una scuola di formazione professionale per barman, con cui Campari promuove la cultura del bere e del preparare cocktails nel modo corretto con corsi rivolti sia ai barman sia ai manager dei grandi bar e alberghi delle grandi catene oltre che al pubblico di privati appassionati).

Infine, Galleria Campari fa parte del Circuito Musei d’Impresa di Assolombarda e Confindustria che raduna i 50 musei di impresa italiani più importanti e intrattiene relazioni continue con IULM, IED, Bocconi, Università Cattolica, Politecnico di Milano e molte università straniere.


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Entriamo assieme al Dottor Paolo Cavallo, direttore della Galleria Campari, e ci ritroviamo in un grande spazio progettato dall’architetto Mario Botta – costruito tra il 2007 e il 2009 – nato come una Piazza, un punto di incontro con la pavimentazione tipica delle piazze italiane storiche, nel quale avvengono le riunioni, i meeting e le convention del Gruppo Campari. Lo spazio viene poi utilizzato per eventi legati alla Galleria Campari, quindi spettacoli teatrali, conversazioni con critici d’arte o anche esposizioni legate all’attività di galleria. Lo spazio è anche disponibile quale location per eventi di società terze.

Qui è nata la prima fabbrica del Campari che oggi ospita la Galleria Campari (sviluppata su due piani): è un edificio del 1904 ed è stata la prima fabbrica della famiglia Campari. La galleria è declinata su due piani: al primo si ripercorre la storia della comunicazione pubblicitaria nelle sue varie sfaccettature e il rapporto con il mondo dell’arte, al secondo piano invece si trova una parte dedicata al prodotto.

Pochi minuti ancora e siamo pronti per iniziare la visita con tanto entusiasmo e curiosità. Si parte!


L’azienda Campari nasce nel 1860 nel centro di Milano e fino al 1904 l’attività di bar, ristorazione e produzione del Campari si svolge proprio lì. Alla fine del secolo il business subì una forte impennata, costringendo i fratelli Campari a cercare uno spazio più grande: comprarono a Sesto San Giovanni una villa del 1700 ed il suo parco andando a realizzare all’angolo opposto della villa il primo edificio industriale Campari: è un edificio di 500 metri quadrati per piano, spazio che fino al 1970 subirà degli ampliamenti fino ad arrivare a 22 mila metri quadrati di superficie coperta adibita alla produzione del Campari, magazzini compresi.

Nel 2005 Campari trasferisce l’attività produttiva da questo luogo a un impianto industriale di nuova costruzione a Novi Ligure. Si decide, in accordo con l’Amministrazione comunale, di trasformare parte dell’originale sito produttivo in quelle che oggi sono le Residenze Campari. Queste residenze, l’headquarter e il parco privato insieme al giardino pubblico e la villa costituiscono un piccolo Campus Campari su una superficie di circa 24 mila metri quadri. La trasformazione urbanistica è avvenuta con grande efficienza, rappresentando un caso virtuoso di dismissione industriale con immediato riutilizzo delle nuove fruizioni.

All’interno dell’HQ Campari, lo spazio “Lobby” progettato da Mario Botta e dedicato ad eventi, si estende per 1400 metri quadrati, è alto 12 metri nella parte più alta e 6 metri nella parte più bassa, ha un tetto ecologico realizzato con delle travi di legno lamellare e al di sopra è ricoperto con uno strato di vegetazione che garantisce uno splendido effetto estetico oltre alla rigenerazione dell’ossigeno ed alla coibentazione dello spazio. All’interno di questa “piazza coperta”, Galleria Campari ha organizzato uno spettacolo futurista. Il Dottor Paolo Cavallo ci spiega che è stato un evento unico, e che per il futuro ci sono progetti collegati alla musica (lavorando allo studio acustico del luogo per migliorarne la resa).


Galleria Campari • Campari Museum

All’interno della Galleria Campari troviamo il Company Museum del brand Campari.

Il museo è stato realizzato nel 2010 in occasione dei 150 anni dell’azienda, e nasce dalla volontà da un lato di mantenere l’edificio storico che ha costituito la prima fabbrica e dall’altro lato di mantenere un legame con il territorio e di raccontare la storia di un marchio con, ad oggi, oltre 150 anni di storia.


Il visitatore è accolto da una slot-machine che fa comparire la parola Campari utilizzando diversi lettering. Fino agli anni ’30 la parola Campari che appariva nella pubblicità sui vari cartelloni veniva realizzata di volta in volta dagli artisti. Dopo gli anni ’30 invece si è fatto ricorso alla sola scritta Campariil logo – per facilitare la riconoscibilità del marchio. Il museo è multimediale e anti-convenzionale in quanto non si trovano esposte le vecchie macchine per la produzione: questo perché la produzione non si trova più qui ed è stato ritenuto più interessante mostrare quello che è da sempre un punto distintivo dell’azienda, la comunicazione pubblicitaria.

All’inizio del tour troviamo un time panel dove la storia viene raccontata seguendo l’ordine cronologico: vediamo foto della famiglia del fondatore Gaspare Campari che all’età di 14 anni si reca a Torino per imparare a fare i liquori, lavora per circa dieci anni in due importanti caffè e bar torinesi (uno si chiamava BAS e uno Ristorante del Cambio che è ancora aperto e con i suoi 254 anni è uno dei più antichi locali italiani) e lì impara perfettamente l’arte di produrre i liquori e come si gestisce un locale. Ritorna a Milano e apre vicino al Duomo il suo primo bar inventando e commercializzando il Campari.

Nel 1862 iniziano i lavori di costruzione della Galleria Vittorio Emanuele, per celebrare l’Unità d’Italia, lavori che proseguono fino al 1867 quando Gaspare Campari coglie l’opportunità di aprire nel nuovo salotto della città, il proprio bar ristorante; il figlio Davide, nel 1915 aprirà qui vicino il Camparino, locale che quest’anno compirà 100 anni. Davide Campari è il quarto di cinque figli di Gaspare Campari e Letizia Galli, figura nodale per l’azienda perché è colui che la eredita dal padre e che la trasformerà da realtà a livello locale ad azienda internazionale. L’azienda si chiama oggi Davide Campari Milano, un nome così importante da esser diventato la ragione sociale dell’azienda stessa.


Il Camparino aperto nel 1915 da Davide Campari in Galleria Vittorio Emanuele II, insieme alla moda e al design, è uno dei simboli della città di Milano e ha segnato l’inizio della tradizione dell’aperitivo, che Campari ha saputo valorizzare e diffondere a livello nazionale e internazionale.


Proseguendo con il tour, troviamo le prime pubblicità della Campari: una pubblicità sul Corriere della Sera (ha una forma che somiglia a un bicchiere e consente di renderla distinguibile molto più facilmente rispetto alle altre che sembrano tutte uguali e non si comprende bene cosa pubblicizzino, mentre questa è abbastanza immediata… Questo denota come già all’inizio del ‘900 ci fosse attenzione alla riconoscibilità), abbiamo il primo manifesto di cui si abbia notizia (1890) che rappresenta un bar con le scritte Campari sulle finestre, quindi una scena cittadina con gente elegante che passa con la carrozza e persone sedute al bar. I grandi cartellonisti della belle époque illustrano e producono per Campari alcuni tra i disegni più belli della storia della comunicazione in generale. Tra questi troviamo un manifesto chiamato “Lo spiritello” di Leonetto Cappiello (1921) diventato un po’ l’icona del marchio Campari, poi “Il Bacio” di Marcello Dudovic che rappresenta perfettamente la red passion che diventa poi negli anni uno dei claim della comunicazione pubblicitaria di Campari.

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Negli anni ’30 si instaura un grande rapporto tra Davide Campari e Fortunato Depero, rapporto che durerà 10 anni (dal 1926 al 1936). Sarà una collaborazione straordinaria che darà origine a più di cento disegni originali a tema Campari.

Di questi, sessanta sono nell’archivio Campari e 40 sono divisi tra il MaRT, Casa Depero e collezionisti privati importanti oltre che in alcuni musei in giro per il mondo. Le chine di Depero sono state anche alla Casa Pedrera di Barcellona negli ultimi anni, hanno viaggiato per sei mesi negli States tra il 2001 e il 2002 nei centri di cultura italiani e saranno esposte (5) nella mostra Arts & Foods alla Triennale di Milano durante EXPO 2015Queste chine sono molto note nel mondo dell’arte, 15 tra le più famose sono appena tornate da un’esposizione alla Fundación Juan March di Madrid, 10 delle chine originali lo scorso anno sono state esposte al Guggenheim Museum di New York.

Da non dimenticare una curiosità: la celebre e inconfondibile bottiglietta del Campari Soda viene disegnata proprio da Fortunato Depero, i primi disegni sono datati 1928 e il prodotto verrà poi commercializzato a partire dal 1932.

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Al primo piano della mostra troviamo anche cinque poster originali su parete oro, i più preziosi (nel mercato specifico delle aste sono stati venduti a cifre vicine ai 20 mila Euro), di cui Campari possiede anche il dipinto originale realizzato con tempere o ad olio, anche se il valore del poster è maggiore dell’originale. Queste opere d’arte esposte con grande cura su una tela – la carta tende a sbriciolarsi – portano ancora i timbri dell’assolvimento della tassa per l’affissione e hanno ormai quasi cent’anni. I poster hanno un messaggio preciso: quello di Cappiello propone attraverso un pupazzo rosso, che ne diventa testimonial, la bottiglia di Campari e la scorza d’arancia che è l’abbinamento naturale per bere Campari. Gli altri hanno un messaggio più complesso con la modalità d’uso: Campari miscelato con il Selz e il Cordial Campari liquore dolce da bere a fine pasto con la frutta e con i dolci. 

Accanto a questi troviamo il poster del 1901 “Due uomini al bar” Adolf Hohenstein, con il richiamo al prodotto Campari e al suo uso con il Selz. Il messaggio in questo caso è rivolto ad un pubblico di un certo livello: la classe sociale era importante all’epoca (per motivi anche economici). Osserviamo poi il poster “Dame e ufficiali” di Dudovic (in questo caso viene pubblicizzato il Cordial Campari, una bevanda per gente elegante ed emancipata come si capisce dal fatto che lo sta servendo una donna). 

All’interno della Galleria Campari sono rappresentati con le loro opere altri grandi cartellonisti come Carlo Fisanotti (1948) e Ninno Nanni che tra il ’50 e il ’60 realizza un cartellone in occasione del lancio dello Sputnik nello spazio, raffigurando il Campari come un missile che vola verso gli astri, una vista sempre molto attenta a quello che succede nel mondo e una proiezione forte verso il futuro. Ancora, troviamo i bozzetti di Marcello Nizzoli, pubblicitario e affermato designer delle macchine da scrivere Olivetti, raffinatissimo disegnatore pubblicitario, con immagini ispirate al Cordial Campari con scene di vita quotidiana diverse.

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Si arriva poi ad un intero wall con una serie di silhouettes di Ugo Mochi, artista fiorentino famoso anche negli States: sono 48 bozzetti di 150 tutti ispirati al Campari intagliati in un foglio di carta sottilissimo nero, e in ognuna delle scene c’è qualcuno che beve o consuma Campari, tutti i dettagli compresa la firma che sembra un pittogramma giapponese sono stati realizzati tagliando la carta.

Scopriamo, ormai completamente affascinati e rapiti dal mondo Campari, le tempere di Diulgheroff – artista bulgaro ma appartenente ai futuristi italiani -, alcuni disegni di Sergio Tofano il creatore del Signor Bonaventura, striscia pubblicata sul Corriere dei Piccoli, ispirati alle grandi opere come Amleto pubblicate sul raro libro di poesie “Il Cantastorie”.

Ci sono poi le caricature di Brunetta, ossia l’artista Bruna Mateldi Moretti che visse negli Stati Uniti e collaborò con Harper’s Bazaar e con il mondo di Hollywood, le opere di Enrico Sacchetti (anni ’30), così come alcuni collage originali di Ugo Nespolo ispirati al mondiale di calcio del 1990, e le immagini di Milton Glaser, l’artista americano famoso per essere il creatore del logo I ♥ NY.

Infine, 12 tavoli con schermi touch screen riportano i poemi pubblicati a pagamento sul Corriere della Sera, “Il Cantastorie” illustrato da Bruno Munari nel 1931 e il libro bullonato di Fortunato Depero“Depero Futurista”, esposto con una dedica dell’artista al Commendator Campari. Sempre all’interno delle teche scoviamo un originale di Parole in libertà e quasi ci commuoviamo.

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Negli anni ’70 iniziano gli spot pubblicitari e collaborazioni con grandi artisti del mondo del cinema: internazionali come Humphrey Bogart e nostrani come il compianto Nino Manfredi.

Negli ’80 viene realizzato uno spot pubblicitario con l’attrice Kelly LeBrock, la protagonista del famoso film La Signora in Rosso, utilizzata da Campari per pubblicizzare l’aperitivo Rosso Campari.

Negli anni ’90 in occasione dei Mondiali di calcio di Italia ’90 Campari fa realizzare da Ugo Nespolo due tavole e uno spot pubblicitario a cartoni realizzato con una tecnica molto prossima al 3D.

Nel 2000 inizia l’avventura del calendario Campari, vengono utilizzate sempre star di caratura mondiale come Jessica Alba, Salma Hayek, Milla Jovovich, Penelope Cruz, Uma Thurman e Eva Green.

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Camminando nelle stanze della Galleria Campari ci rendiamo conto di quanto sia importante il rapporto del Marchio con il cinema.


Troviamo un video-wall con 15 schermi che proiettano 75 spot pubblicitari, una selezione dei 400 spot in archivio, governati da un’applicazione interattiva che permette di selezionare i singoli spot ed ascoltarne il relativo audio. L’insieme di questi video rappresenta uno spaccato di vita e del costume italiano dagli anni ’50 agli ’80.

C’è poi un’altra parete interattiva con proiezioni che si attivano al passaggio del visitatore, su cui vengono proiettati dei manifesti animati con un sound design che permette di apprezzare al meglio le immagini in movimento. L’ultimo frame dell’animazione rappresenta il manifesto originale.

Joel Schumacher ha diretto uno spot che costituisce una svolta nel tipo di comunicazione: prima era focalizzata sulla coppia glamour la cui intesa, misteriosa e carica di tensione, viene favorita dal Campari. Dopo, come nel caso dello spot “L’attesa”, si celebra lo stare insieme con gli amici e la voglia di festa.

Il 1984 segna l’esordio dello spot girato da Federico Fellini: sembra che abbia accettato perché ricordava di quando era ragazzino e accompagnava il padre a prendere l’aperitivo, ovviamente Campari. Diciamo che acconsentì a prestare la sua arte cinematografica alla meno celebrata arte degli spot pubblicitari.

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Passando oltre abbiamo una serie di immagini di Camparisoda che nasce nel 1932 come primo prodotto ready to drink nella storia degli aperitivi, per l’esigenza che Davide Campari sentiva di poter offrire ai suoi consumatori un prodotto già pronto e mixato nel modo corretto: questo perché Campari non si beve sostanzialmente mai da solo, ma viene inserito in tanti cocktail o miscelato con acqua e soda. La pubblicità di Camparisoda ha una comunicazione molto più scanzonata e fresca.

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Proseguiamo il nostro tour della Galleria Campari salendo al secondo piano: lo spazio in questo caso è più direttamente legato all’esposizione del prodotto. Il visitatore è accolto da un fiume rosso di Campari che sgorga da una bottiglia posta sul muro: utilizzando la fantasia si è realizzato un allestimento con quattromila gocce di Campari, con grandi scorze e fette di arancia. Si vedono, tra le altre, la bottiglia di Campari con lo stemma di famiglia, una declinazione delle parole Campari e Camparisoda come se fossero i lemmi di un vocabolario e molto altro ancora.

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In tutto il piano sono presenti dei diffusori di aromi, e l’intero spazio rappresenta una sorta di camera delle meraviglie dove i tappi di Campari diventano espositori giganti al cui interno sono esposte delle riviste degli anni ’20 e ’30 (una contiene la pubblicità per il lancio del Camparisoda con la spiegazione di come si apre e versa la bottiglietta), nelle teche sono esposti oggetti d’epoca presi dai bar, come shaker, tappi particolari utilizzati per chiudere la bottiglia sul bancone del bar, bottiglie mignon e delle fiale di Cordial Campari, flaconi originali di Camparisoda del 1932, bottiglie interessanti dell’inizio del ‘900 – prima venivano serviti da alcune caraffe poi venne introdotta la bottiglia marchiata per dare consapevolezza al consumatore su cosa stesse bevendo -, i sifoni per la produzione della soda, scatole di legno degli anni ’40-’50 in cui veniva spedito il Camparisoda – con una disposizione studiata di 55 bottigliette in verticale e 45 a testa in giù per sfruttare al meglio lo spazio all’interno della scatola-, un automa funzionante degli anni ’50 realizzato da una consociata Svizzera con un barman che si versa un Campari, una serie di posacenere, una riproduzione di un tram milanese con maniglie interattive che cambiavano la comunicazione visibile al tocco del passeggero, placche utilizzate all’esterno dei bar, la celebre bottiglietta disegnata da Fortunato Depero (che inventò con Campari anche una vending machine sormontate da sculture di ominidi che bevevano il Campari).

Una pedana bianca ospita oggetti del mondo del design, come gli arredi del designer Markus Benesch, realizzati per la Campari Lounge del Salone del Mobile di Milano del 2008 e sculture che furono posizionate con la silhouette del Camparisoda in punti nodali della città (via Montenapoleone, Galleria Vittorio Emanuele…), o un banco bar, sedie, sedute e lampade realizzate per il bar della Triennale di cui Campari è stato sponsor. Matteo Thun ha disegnato dei bicchieri estetici e altri da uso corrente e alcuni posacenere, Matteo Ragni ha progettato un bicchiere – il “Clic” – che sfrutta la bottiglietta del Camparisoda come gambo e una clessidra realizzata con due flaconi di Campari Soda sovrapposti.

Troviamo in varie declinazioni la bottiglietta originale della vetreria Bordoni (1932), e la sua erede attuale rimasta invariata nella shape e nella texture a buccia di arancia, modificata solo dall’introduzione del logo Campari Soda per meglio identificare il prodotto, bottiglie celebrative per i 150 anni di Campari e per 150 anni dell’Unità d’Italia. Schermi interattivi in cui sono proiettate interviste ai vari designer collaboratori di Campari, dove si può chiedere quale idea ci sia alla base del lavoro con Campari. Campari Table Lamp, una lampada realizzata con un piatto Alessi dall’architetto Fuksas.

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La percezione del visitatore dopo la visita è di aver scoperto un mondo che in parte si conosce ma in modo molto superficiale.


C’è consapevolezza da parte del pubblico per l’attenzione che Campari ripone nell’arte e grande apprezzamento per come l’azienda ha saputo promuoversi e promuovere i propri prodotti discostandosi dalla massa in modo raffinato e proiettato verso il futuro.

Il visitatore si porta a casa un’esperienza a tutto tondo sul brand, ma anche su vari aspetti del mondo dell’arte che vale la pena approfondire anche una volta usciti dalle mura dell’Headquarter Campari di Sesto San Giovanni.

La vera sfida per Galleria Campari è quella di riuscire a far capire che al suo interno si vive un’esperienza e si conosce una storia d’impresa importante: quella di una delle poche aziende con oltre 150 anni di storia e di successi in Italia e nel Mondo, promotrice dell’arte e di un certo tipo di lifestyle. Per noi c’è riuscita, dando rilievo alla nostra visita dei luoghi più interessanti di Milano.