Siamo stati alla presentazione del nuovo libro di Virginia Mori, Hotel Miramare: un tuffo nei ricordi di una bambina che vaga in treno per la Riviera Romagnola, in estate, con inchiostro nero che colora vene gonfie su braccia pallide abbandonate al vento.

Nostalgia e inquietudine, rapporto di coppia e potere delle idee. Penna BIC, semplicità.

Virginia, seduta su una sedia di plastica scura all’interno della libreria Black Spring Bookshop di Firenze, parla circondata dai libri fronteggiando un pubblico di giovani con occhi vispi e argomentazioni valide, spiegando il senso di alcuni suoi disegni, il processo creativo, le collaborazioni e la nuova dimensione del suo lavoro.


Hotel Miramare - Virginia Mori - Reykjavik Boulevard


La moderatrice si rivolge a Virginia con ammirazione, si capisce che apprezza il suo lavoro. Chiede, subito dopo il benvenuto e una mini presentazione, il perché quasi tutta la sua produzione sia caratterizzata dal bianco e nero: “Il colore a volte può distrarre dall’idea. Il bianco e nero è più immediato, mi interessa molto che l’attenzione vada sull’idea” e si capisce subito quanto per l’artista sia importante dare vita ad un mondo parallelo che accade nella sua testa: “Io prendo appunti, schizzo e accumulo disegni, fotografie. Quando ne ho un po’ che sento abbiano concluso un ciclo le racchiudo in un libro”, a tratti autobiografico: “Un Hotel Miramare c’è in ogni città sulla costa adriatica. Questo ricordo dei luoghi della mia infanzia ha rinnovato la nostalgia delle vacanze al mare nel passato”, oppure apparso in incubi creativi capaci di sussurrare l’ispirazione per nuove istantanee di inchiostro su carta: “Li trovo divertentissimi, tutt’altro che spaventosi”.

Nella stanza calda, si parla spesso di sentimenti e situazioni: “Il bianco e nero dà un’atmosfera nostalgica, è inevitabile”, di come i personaggi presenti nei libri di Virginia (Stanze a dondolo e altre storie – 2013 / Hotel Miramare – 2016), prendano vita da schizzi mai casuali: “Non disegno tutti i giorni. Ci sono settimane in cui non mi viene niente: devo avere un’idea e non mi sforzo finché non ne trovo una che mi convince. Altrimenti lavoro su commissione” e di quanto la presenza del colore rappresenti una sostanziale novità da dosare con cura: “Inserisco il colore uno alla volta. Le BIC colorate mi sono state regalate, non me le sono andate a cercare”in un terreno di confine su cui muoversi con cautela, stando attenti alle sbavature: “Il mio lavoro è a metà tra arte contemporanea e illustrazione: mi ci possono volere anche tre giorni per completare un disegno vista la ricchezza di dettagli”.

Virginia, stimolata dalle domande dei presenti, racconta dei suoi punti di riferimento, svelando alcuni segreti sui personaggi protagonisti del suo lavoro: “Sono appassionata di illustrazioni del 1900: albi illustrati come ad esempio il Pinocchio di Carlo Chiostri. I conigli vengono soprattutto da lì e trasmettono un’inquietudine infantile che mi ha portato a trasportarli nei miei disegni apparsi in Stanze a dondolo e altre storie”, aggiungendo curiosità sul nuovo libro, sulle mostre in corso e su ulteriori collaborazioni artistiche: “In Hotel Miramare cerco di affrontare tematiche anche più adulte, come il rapporto di coppia. Non mi riferisco sempre a cose mie, personali, ma anche a cose che vedo e che decido di elaborare e sperimentare”.

Piano piano, veniamo trasportati dalle sue parole, e ci ritroviamo perfettamente consci di avere per le mani qualcosa di speciale, finendo per affrontare argomenti tutt’altro che scontati che ci portano ad analizzare le fiabe e l’importanza di alcuni messaggi dati ai bambini che le leggono: “Nei miei ricordi dei libri di infanzia ci sono personaggi inquietanti. Le fiabe nascono per mettere in guardia i bambini su una realtà che non sempre è positiva. Non bisogna parlare sempre di cose brutte ma neanche negarne l’esistenza”, per concludere con un confronto tra produzioni Americane e Giapponesi: “Penso sempre al confronto tra Disney e i cartoni giapponesi di Miyazaki: questi ultimi hanno sfaccettature molto più ampie, non ci sono solo il buono e il cattivo, perché la vita è fatta anche di sconfitte”.

E forse il talento di Virginia Mori si distingue da tutti gli altri proprio per questo: riuscire a partire da spunti semplici e immediati, per condurre l’osservatore in una profondità inesplorata, permeata da spettri del passato, fobie e incubi da affrontare con divertimento e abbandono. Un saltare la corda dove il contatto con il terreno rappresenta il vissuto mentre il lanciarsi per aria il sognato, dove il reale e l’onirico si miscelano perfettamente come il bianco e nero delle illustrazioni, giocando con il chiaro-scuro della vita nei suoi attimi più bui e luminosi, tra ferite senza sangue ed essenziali, innominabili peculiarità dell’animo umano. Attimi di colore e momenti di assenza, vita e morte, insonnia e amore sopito. Dilagante e potentissima fragilità infantile, indimenticabile e inesplicabile. Pura arte liquida su più dimensioni.

Trovate lo speciale su Virginia Mori all’interno di Reykjavik Boulevard Magazine – Spring 2014

Virginia Mori - Classe - Reykjavik Boulevard


VIRGINIA MORI

Nasce a Cattolica nel 1981. Vive e lavora a Pesaro. Si perfeziona in Illustrazione e Animazione all’Istituto Statale d’Arte di Urbino, esperienza formativa che contribuisce a costruire e consolidare il suo immaginario artistico e che le permette di muovere i primi passi nella realizzazione di corti di animazione tradizionale e nell’illustrazione. Partecipa a diversi eventi artistici in Italia e vince il premio “SRG SSR idee suisse” ad Annecy Call for project, che le permette di realizzare il corto di animazione “Il gioco del silenzio”, premiato e selezionato in diversi festival internazionali e il premio “Abbaye de Fontevraud” che le permette di lavorare al suo prossimo film nella residenza dell’omonimo centro culturale francese nell’ottobre 2011. I suoi disegni a penna bic sono stati esposti in diverse collettive e personali, in Italia e all’estero.