THE GREAT GATSBY: FASHION IN THE ROARING TWENTIES OF THE  AMERICAN (BROKEN) DREAM.

The Great Gatsby is back on the screen after the latest and attractive interpretation of Robert Redford and Mia Farrow (1974).

Now a brilliant and versatile Leonardo Di Caprio shows all his talent with such gestures and expressions interpreting one of the most fascinating and controversial character of American literature.

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Roaring Twenties culture

We can’t  help to be fascinated by the ‘Roaring Twenties’, where everything seemed to be possible, where after the greyness of the war, there was a strong need of fun, escape, taking advantage (and  maybe up to excess) of the first technological achievements, thus reinforcing the idea of ​​a better future.

A life always in the fast lane, supplied by the alcohol as fuel, abating hunger (and perhaps the guilt) with opium and nicotine, dancing until to bring out the soul from the body.

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Roaring Twenties fashion

The director Baz Lurmahn serves the goal showing off every shades of the novel and each of its character. The cult of youth, of a perfect aesthetics, almost maniacal, is highlighted through the beautiful costumes.

The fashion of the 20s is not easy to forget. Those were times in which uncertainty reigned, in every sense, even in fashion. Cover or uncover? Exceed or be prudish?

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Madeleine Vionnet in the 20s

Then appeared the first necklines on backs and shoulders, an emancipated woman expressed finally her femininity. A pioneer of these new shapes and cuts was Madeleine Vionnet, who as a surgeon started to create in those years artistic stitching that would have allowed the dress to follow the figure. This was absolutely revolutionary because until then was just the body that had to adapt to the current fashion.

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Miuccia Prada in the movie

The talent of the costume designer Catherine Martin (Lurmahn’s wife), combined with the ingenuity of Miuccia Prada, (which adapted 40 items from its archive), give to the public of The Great Gatsby, the chance to live the American dream of the twenties.

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A sophisticated fashion rich in details, the corset disappears and gives way to a more masculine and androgynous figure, embellished with beads, fringe, gloves and clouds of chiffon. What it really matters is to come out and shine.

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Men’s style becomes more casual, jackets more slim, bow tie and panama hats are worn with absolute ease so as the outfits with a more sporty touch, contaminated by the world of tennis and golf.

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In Lurmahn’s movie, the most determined and strong colors go to the most flashy characters as the lover of the faithless Tom interpreted by the ex-shopaholic Isla Fisher, wrapped in a red dress explicitly sinful.

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More delicate shades for Daisy (Carey Mulligan), a girl apparently rich in values ​​turns out to be nothing more than a reflection of her society that seems to have lost them at all. She is the love coveted and desired Gatsby, his “green light” that Gatsby watched from the other side of the wharf, yearning to his hidden dream.

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“That light”, as Rollo May writes, is the symbol of American myth: it hints at new possibilities, new frontiers, the new life that awaits us around the corner. There is no destiny, if it exists, we have built it ourselves. Light green becomes our greatest illusion, hiding our problems with its endless promises, while it destroys our values”.

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Despite that green light is the clear demonstration of how our finish line could be an illusion, we should never stop chasing it. Never.

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IL GRANDE GATSBY e LA MODA NEGLI ANNI RUGGENTI DEL SOGNO (infranto) AMERICANO.

Il grande Gatsby ritorna sullo schermo dopo l’ultima e accattivante interpretazione di Robert Redford  e Mia Farrow del 1974.

Ora troviamo un  magistrale e versatile Leonardo Di Caprio che con la sua gestualità ed espressioni mostra tutto il suo talento nell’interpretare una delle personalità piu’ affascinanti e controverse della letteratura americana.

Non si puo’ non essere affascinati da i “ roaring twenties’” , gli anni ruggenti, dove tutto sembrava possibile, dove dopo il grigiore della guerra, vigeva la forte necessità di divertimento , di evasione, di sfruttare al meglio (e sino all’eccesso) le prime conquiste tecnologiche, rafforzando cosi’ l’idea di un futuro migliore.

Una vita sempre sulla corsia di sorpasso, ci si riforniva di alcool come carburante, si placava la fame (e forse i sensi di colpa) con l’oppio e la nicotina, ballando fino a far uscire l’anima dal corpo.

Il regista Baz Luhrmann centra l’obiettivo mostrando ogni sfumatura del romanzo e di ogni suo personaggio.

Il culto della giovinezza , di un’estetica perfetta , quasi maniacale , viene evidenziato attraverso i bellissimi costumi di scena.

Una moda quella degli anni 20 non facile da dimenticare. Erano tempi in cui regnava l’indecisone, in ogni senso, anche nella moda. Coprirsi o scoprirsi? Eccedere o essere pudici?

Ecco comparire le prime scollature sulla schiena e sulle spalle, la donna  si emancipa ed esprime la sua femminilità.  Pioniera di queste nuove forme e tagli è Madeleine Vionnet  che come un chirurgo inizio’ a creare proprio in quegli anni  artistiche cuciture che permettessero all’abito di seguire la figura. Un’idea assolutamente rivoluzionaria perché fino ad allora era il corpo a doversi adattare alla moda del momento.

Il talento della costume designer Catherine Martin(moglie dello stesso Luhrmann) , unito all’ingegno di Miuccia Prada ,( la quale ha adattato 40 capi provenienti dal proprio archivio), regalano al pubblico de il Grande Gatsby, la possibilità di vivere il sogno americano degli anni venti.

Una moda sofisticata ricca di dettagli , il corsetto sparisce e lascia spazio ad una figura piu’ maschile ed androgina arricchita da perle , frange, guanti e nuvole di chiffon. L’importante è apparire e brillare.

Lo stile maschile diventa piu’ casual, le giacche piu  slim, papillon e cappelli panama vengono indossati con assoluta disinvoltura cosi’ come outfits dal tocco piu’ sportivo, contaminati dal mondo del tennis e del golf.

Nel film di Luhrmann troviamo colori piu’ decisi e forti per personaggi piu’ appariscenti come l’amante del fedifrago Tom interpretata dall ex shopaholic  Isla fisher, avvolta in abiti di un rosso esplicitamente peccaminoso.  Sfumature piu’ delicate per Daisy , (Carey Mulligan),ragazza apparentemente ricca di valori si scopre essere nient’altro che lo specchio di una società ormai priva di essi. Lei è l’amore tanto agognato e desiderato di Gatsby, la sua “luce verde”, che Gatsby osservava dall’altro lato del pontile anelando al suo sogno nascosto.

Quella luce, come scrive Rollo May “è simbolo del mito americano: essa allude a nuove potenzialità, nuove frontiere, la nuova vita che ci attende dietro l’angolo.Non esiste destino; se esiste, lo abbiamo costruito noi stessi .La luce verde diventa la nostra più grande illusione… nasconde i nostri problemi con le sue infinite promesse, e intanto distrugge i nostri valori.”

Nonostante quella luce verde sia la dimostrazione palese di quanto il nostro traguardo possa essere illusorio, non dovremmo mai smettere di inseguirla. Mai.

Text by: Eleonora Grassi