A ridestarci dal torpore post-sanremese, in un panorama musicale italiano oscillatorio e malandato, ci pensano Le luci della centrale elettrica.

Il ritorno sulle scene di Vasco Brondi esce oggi, 3 Marzo 2017, porta il nome Terra‘, ma ci spinge a guardare in alto verso il cielo. A tirare su la testa. A gridare all’universo: “Ci sono anch’io!”, e ho qualcosa da dire.

Dopo aver menzionato l’altro grande ritorno, quello di Levante, oggi facciamo il punto su quanto diffuso fino ad oggi da Le luci della centrale elettrica, osservando questi nuovi semplicissimi – ma intensi e indimenticabili – video realizzati per Stelle Marine (è una città vista dall’alto, una città moderna che prima o poi sarà una città antichissima. Dentro ci sono gli insulti e le preghiere, dei canti allegri e struggenti, gli interessi dell’Eni, il cielo dipinto di blu metallizzato, chi si salva camminando sulle acque del Mediterraneo, la sabbia del Sahara che a volte ritroviamo sul parabrezza della macchina dopo che ha piovuto. La 90 che è la circolare esterna, l’autobus che prendevo appena arrivato a Milano sette otto anni fa sentendomi molto solo e molto contento di essere lì. Più che un singolo un’apripista, la settimana prossima uscirà un’altra canzone e quella dopo un’altra ancora), Coprifuoco (una canzone in cui si confondono eventi epocali e fatti personali. In sottofondo c’è questa tabla elettronica, una specie di drum machine che viene dall’India che finalmente siamo riusciti a mettere in una canzone. C’è l’eco di un viaggio in Bosnia che avevo fatto con un amico una decina di anni fa: a Mostar abbiamo scoperto che campanili e minareti ormai crollati si assomigliavano tutti, dalle macerie non riuscivi a distinguere l’uno dall’altro. Al loro interno erano già cresciuti gli alberi, il tempo passato dalla fine della guerra si misurava con la loro altezza. In questa canzone c’è una ragazza che si trasferisce a Toronto per poi accorgersi che è una Varese più grande e c’è anche un uragano in arrivo a cui gli esperti hanno dato il suo stesso nome), e l’ultimo singolo uscito, A forma di fulmine (la canzone che apre il disco, parla degli esseri umani che hanno questa strana capacità di riuscire a risorgere, se ci si mettono d’impegno. Una specie di rito liberatorio):



STELLE MARINE

In questa notte di disordini e sentinelle / è andata via la luce e tutti hanno visto / per la prima volta le stelle / in questa terra di fuochi non piove da mesi / ovunque minacce e preghiere scritte in arabo in italiano in cirillico / con ideogrammi cinesi / in questa città moderna che un giorno sarà una città antichissima / scolorita da troppa pioggia e troppo sole / sarà bellissima / ho sentito la tua voce in una conchiglia / l’acqua si impara dalla sete / la terra dagli oceani attraversati / la pace dai racconti di battaglia / ho sentito la tua voce in una conchiglia / in questa notte alcuni superano i deserti / i mostri marini i loro destini / hanno i segni sui polsi dei sogni enormi e i documenti falsi / in questa terra di laghi di vulcani di corsie preferenziali / persone sorridenti e cieli sereni / sono sacri gli interessi dell’Eni / in questa città stupenda / dove si infrange l’onda migratoria / e il dormiveglia di chi passa tutta la notte sulla 90 / ho sentito la tua voce in una conchiglia / l’acqua si impara dalla sete / la terra dagli oceani attraversati / la pace dai racconti di battaglia / ho sentito la tua voce in una conchiglia / in questa notte buia / un razzo lanciato come una stella filante un canto struggente / arriva in centro trasportata dal vento la sabbia del deserto / in questa terra di confusissimi sogni / d’oro d’argento di cemento armato / il cielo è sempre più blu blu metallizzato / in questa città tutto è illuminato / e fuori dalla stazione danze tribali esplosioni cartoline / un bambino appena nato le sue mani sembrano stelle marine / ho sentito la tua voce in una conchiglia / l’acqua si impara dalla sete / la terra dagli oceani attraversati / la pace dai racconti di battaglia.



COPRIFUOCO

Cadeva la sera / su una bella e malandata Europa multiculturale / su un altro bar che cambia gestione / su un altro eroe da dimenticare / il giorno degli attentati hai scritto / per tranquillizzare tutti / che come sempre eri da quelle parti / ma non eri tra i feriti o tra i morti / arriverà la pace inaspettata e benedetta / come ogni sera sarai stanca morta / saranno tutti inginocchiati in direzione del Nord America / del nord Italia o della Mecca / chiuderai gli occhi per vedere fuori / l’inverno più mite degli ultimi diecimila anni / quei quattro alberi i tuoi santi protettori / e tua madre la madonna degli affanni / e dove c’era un minareto o un campanile / c’è un albero in fiore tra le rovine / ci siamo noi due accecati dal sole / mentre cerchi di spiegare / cos’è che ci ha fatto inventare / la torre Eiffel le guerre di religione / la stazione spaziale internazionale / le armi di distruzione di massa e le canzoni d’amore / cos’è che ci rende unici e fragili / con sette vite e sette miliardi di desideri / una pelle molto sottile / sempre assaliti dai pensieri / su questo pianeta chiamato Terra / anche se come noi è quasi soltanto acqua / come noi tra un amore e una guerra / assediati da quello che manca / era per andare via da me da te / dalla piazza della cattedrale / hai scoperto che Toronto è una Varese più grande / ma a parte il freddo non si sta poi così male / lì ci sono ragazze come te che da piccole sono state molto sole / e adesso sono più forti di un intero paese / c’è un uragano con il tuo nome / aerei militari che come certi baci non fanno rumore / e dove c’era un minareto o un campanile / c’è un albero in fiore tra le rovine / ci siamo noi due accecati dal sole / mentre cerchi di spiegare / cos’è che ci ha fatto inventare / la torre Eiffel le sinfonie di Beethoven / la stazione spaziale internazionale / le armi di distruzione di massa e le canzoni d’amore / cos’è che ci ha fatto inventare / la torre Eiffel le guerre di religione / la stazione spaziale internazionale / le armi di distruzione di massa e le canzoni d’amore.



A FORMA DI FULMINE

Possiamo correre possiamo andarcene / o stare immobili e lasciare tutto splendere / possiamo prenderci possiamo perderci / dirci solamente cose semplici / possiamo ridere e farci fottere / ballare scoordinati e lasciare perdere / possiamo credere farci esplodere / come armi solo chitarre elettriche / possiamo illuderci ballare stando fermi / e fare caso a quando siamo felici / possiamo crescere ma ricordare per sempre / la tua piccola cicatrice a forma di fulmine / poi continuare a vivere / e non avere niente da perdere / possiamo correre non sapere cosa fare / metterci in salvo e poi metterci a piangere / possiamo leggere e non sapere niente / guarire le ferite sparare sulla gente / cantare ninne nanne scatenare guerre / poi riparare i danni dare nomi alle stelle / possiamo ridere guardarci attraverso / vedere al buio un aereo disperso / possiamo vivere notti illuminate / eterne promesse in fondo a piste sterrate / possiamo fare mezze maratone / per raggiungere il tuo cuore irraggiungibile / poi continuare a vivere / e non avere niente da perdere / possiamo correre essere grandine / in queste superpotenze debolissime / possiamo costruire pace e grandi opere / che prima o poi ritorneranno polvere / possiamo andare sulle stelle più lontane / anche se le metropolitane sono circondate / possiamo navigare a vista senza regole / avere tutto da vincere niente da difendere / possiamo illuderci ballare stando fermi / e fare caso a quando siamo felici / possiamo crescere ma ricordare per sempre / la tua piccola cicatrice a forma di fulmine / poi continuare a vivere / e non avere niente da perdere / poi continuare a vivere.


Terra-Le-Luci-Della-Centrale-Elettrica


Presentazioni dell’album TERRA

03/03 – MILANO (Feltrinelli Piazza Piemonte, ore 18.30)
04/03 – ROMA (Feltrinelli Via Appia Nuova, ore 17.00)
05/03 – NAPOLI (Feltrinelli Piazza dei Martiri, ore 17.00)
06/03 – VERONA (Feltrinelli Via IV Spade, ore 18.30)
07/03 – FIRENZE (Feltrinelli RED, ore 18.30)
08/03 – BOLOGNA (Feltrinelli Piazza Ravegnana, ore 18.00)
09/03 – TORINO (Feltrinelli Porta Nuova, ore 18.30)

Le date del tour 2017

16/03 – FONTANAFREDDA (Pordenone) – ASTRO CLUB
17/03 – CESENA – VIDIA
23/03 – TORINO – HIROSHIMA
24/03 – RONCADE (Treviso) – NEW AGE
31/03 – NAPOLI – DUEL BEAT
07/04 – ROMA – ATLANTICO
08/04 – SENIGALLIA (Ancona) – MAMAMIA
13/04 – MILANO – ALCATRAZ
15/04 – PERUGIA – URBAN
16/04 – GROTTAMMARE (Ascoli Piceno) – CONTAINER
17/04 – MOLFETTA (Bari) – EREMO CLUB
21/04 – BOLOGNA – ESTRAGON
23/04 – GENOVA – SUPERNOVA
27/04 – TRENTO – SANBAPOLIS
28/04 – FIRENZE – OBIHALL

Le parole di Vasco Brondi sulla copertina di TERRA

“Dalla prima volta che ho visto quest’opera su internet, qualche mese fa, ho capito che aveva a che fare con quello che stavo scrivendo. Si chiamano Seven Magic Mountains, sorgono nel deserto del Nevada, sono enormi e fosforescenti ma sono solo pietre accatastate l’una sull’altra. Fanno capire come gli esseri umani riescono a rendere spettacolare anche un deserto, oppure sono una metafora di Las Vegas, a mezz’ora di distanza, del niente luccicante. O della nostra terra, lo splendido deserto italiano visto con gli occhi di chi cerca di sbarcarci. È un’opera di Ugo Rondinone, un artista svizzero che vive a New York. La fotografia è di Gianfranco Gorgoni, originario di un paese che si chiama Bomba in Abruzzo si è trasferito a New York negli anni Sessanta ed è diventato uno tra le altre cose un’importante fotografo di Land Art, quando questa forma d’arte non aveva ancora un nome. Ho scoperto anche che era sul palco a Woodstock e sono sue le foto di Jimi Hendrix durante quel concerto e anche molti dei ritratti leggendari di Basquiat o di Keith Haring. Io avevo in casa una sua foto in cui c’erano uno accanto all’altro De Chirico ed Andy Wharol, due mondi distanti vicinissimi.

Sono contento anche di dirvi che Terra uscirà a forma di libro. Dentro oltre al disco c’è il suo diario di lavorazione, si chiama La grandiosa autostrada dei ripensamenti, è un diario di viaggio e di divagazioni dell’anno e mezzo di scrittura e degli ultimi tre mesi di registrazioni in studio. È ambientato tra l’Adriatica e un’isola vulcanica, tra studi di registrazione seminterrati e paesi disabitati in alta montagna, tra la Pianura Padana, il Nord Africa e l’America. A presto!”