Utopia:// MdfBerlin 2014 di Anna Motterle @ Berlin&Out: La vostra guida per Berlino

Mondo bellissimo e irraggiungibile, che è alla portata della nostra immaginazione, ma sfugge inesorabilmente alle nostre mani e ai nostri occhi. Cercare l’utopia è abbandonarsi alla potenza demiurgica della propria fantasia, immaginare un mondo dalle relazioni costanti e dal segno positivo. Poi ci si avvicina all’utopia, cercando di costruire nel mondo un angolo di perfezione, dove il divario tra l’immaginato e il conquistato si faccia sottile, e i bello e il buono riescano ad emergere e a governare le relazioni.

E se il medium è la fotografia, come fare a creare Utopia?

#MDF2014 Berlino

Il fotografo entra nella camera oscura senza il film.

Recide l’intermediario, diventa lui l’apparato che cattura la luce. La luce che  riesce a canalizzare verso la carta sensibile non si è impressa su una pellicola giorni prima; nasce e agisce nell’immediato, con la velocità che a lei è propria per natura. Le forme che si imprimono sulla carta sono quelle del viaggio della luce dalla sorgente alla destinazione. Incontra ostacoli e movimento, le onde si rifrangono su pareti – di materia e di moto – poste dall’artista per darle una direzione.

Dipingere con la luce. Lei passa attraverso gli oggetti – o non ci passa? Quanto forte è un raggio di luce? Chi vince nella sua battaglia contro la  materia? Cosa rimane dopo il filtro del colore e del reale? È la gelatina sulla carta che risponde a queste domande, rivelando il mondo che si è creato dal buio, nel ventre di un raggio di luce.

Heinz Hajek-Halke

Portrait: Heinz Hajek-Halke © Veranstalter

L’artista esce dalla camera buia con un’utopia tra le mani.

Circoscritta e irriproducibile. Un unicum poetico, un verso scritto da un fascio luminoso.

Un dominio sulla materia al fine non di possederla, ma di indagarla per lasciarsene incantare.

Herbert Franke (1927, de): Lichtformen, 1953-55.

Herbert Franke (1927, DE): Lichtformen, 1953-55.

Berlino – una città dove centinaia di utopie si sono succedute a lungo, hanno trovato terreno e menti fertili per essere concepite e inseguite. Le utopie di cemento sono ancora visibili per le strade della città, quelle di pensiero sulle facce della gente. Nelle culture e nelle subculture, nei laboratori degli artisti che creano non-luoghi.

Non ci si ferma nel ricercare l’utopia, la si penetra sempre più a fondo arrendendosi alla sua ristrettezza – l’utopia si nega allo scorrere del tempo, ed è pertanto valida solo in senso ristretto. Ma nell’attimo in cui è viva, l’utopia spalanca mondi possibili dai quali filtrare e migliorare il presente.

In fotografia la creazione di paesaggi utopici nasce naturalmente, come esplorazione delle infinite possibilità che offre la nuova tecnica artigianale di produzione di immagini. Già nell’Ottocento i fotografi – artigiani e alchimisti della luce – sperimentano la chimica luminosa al di là del soggetto e dell’oggetto; nel Novecento queste sperimentazioni diventano filoni artistici, l’utopia si spinge oltre il mondo che nega, penetra le forme e indaga le geometrie.

Roger Humbert, ohne Titel (Luminogramm), 1955.

Roger Humbert, ohne Titel (Luminogramm), 1955.

Le composizioni astratte dei pittori di luce del passato saranno esposte alla galleria Photo-Edition Berlin dal 18 ottobre al 20 dicembre 2014.

Fotografia concreta e generativa, la chiamarono i suoi creatori. Ci sono i lavori di Heinz Hajek-Halke, Herbert W. Franke, Roger Humbert, Kilian Breier, Pierre Cordier/Gundi Falk, René Mächler, Hein Gravenhorst, Gottfried Jäger, Karl Martin Holzhäuser.

Più informazioni sul Mese Europeo della Fotografia di Berlino QUI.

Kilian Breier: Photogram

Kilian Breier – Photogram

Entrare nelle sperimentazioni dei fotografi d’avanguardia del Novecento è entrare in mondi utopici carichi del sapore dell’Europa antica, dove le regole e le dinamiche sociali sono arrugginite e fanno fatica a muoversi.

L’avanguardia vuole guardare oltre, cercare dinamiche nuove e vie d’uscita dall’e(ste)tica del passato. Il fotografo vuole rinunciare alla macchina fotografica. L’oggetto deve scomparire nell’arte, l’artista viaggia alla scoperta del sé del mondo e ripudia le sovrastrutture, i preconcetti, i dati prestampati.

Indaga ciò che l’occhio non vede, ma che è la trama di tutto ciò che conosciamo.

Gottfried Jäger: Kniff, 2006

Gottfried Jäger: Kniff, 2006

BerlinAndOut è il blog italiano su Berlino di Anna Motterle e Emanuele Crotti.

Sperimentatori curiosi, amanti della storia della città, della sua cultura meno patinata, delle stranezze e delle dissonanze e degli angoli più nascosti di Berlino, iniziano nel 2009 a scrivere di arte, gastronomia, attualità, fotografia, storia e di qualunque cosa catturi la loro attenzione.

Quando non le scrivono, Anna ed Emanuele raccontano le mille storie di Berlino con le visite guidate che organizzano in città e nei dintorni.

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