[Nothing worth having comes easy]

Photo Credits: nccl sclf ©2012 All rights reserved

Ebbene, il primo mese in Islanda è passato. Un mese, cifra tonda. In un mese possono succedere tante cose, può anche non succedere molto…dipende tanto da chi hai intorno ma soprattutto da cosa hai dentro.

In un mese puoi scoprire che prendere un volo, dopo che ne hai presi a centinaia nella tua vita – e con tragitti ben più lunghi – può quasi farti scoppiare il cervello, la “miccia” un filo invisibile che ti parte da dentro un occhio e la bomba piantata all’interno, pronta ad esplodere sui vicini, amici o sconosciuti che siano, e sulla luce a intermittenza dell’inserimento cinture di sicurezza tra bambini urlanti e hostess sorridenti solo con la bocca.

In un mese puoi scoprire che per renderti conto di quanto siamo piccoli, spesso si debba andare molto lontano. Lo ha detto anche un uomo che si è tuffato dai confini dello spazio, sfidando tutti quelli che dicevano che non ce l’avrebbe fatta, sfidando la sorte, sfidando se stesso per cercare qualcosa che sa di conquista. E le persone che non vogliono conquistarsi un posto del mondo, forse non vogliono nulla se non arrivare alla fine senza guardarsi intorno.

In un mese puoi scoprire che ci sono persone che a zero gradi centigradi vanno in giro in T-shirt, persone il cui farsi crescere la barba o i baffi non è solo un vezzo modaiolo radical-chic per darsi un tono ma un vero credo, quasi una religione, tramandata dagli avi che spesso portano il tuo stesso nome e cognome (tanto che sull’elenco telefonico l’ordine è dettato dal primo piuttosto che dal secondo).

In un mese puoi scoprire che se cammini per strada e incroci la gente, è bellissimo scambiarsi uno sguardo e un sorriso, e per vedere una cosa così bella e pura serviva incontrare persone di un paese nordico che gli stereotipi vorrebbero “fredde” e “chiuse”: l’ho sempre detto che gli stereotipi son tutte cazzate.

In un mese puoi scoprire che se guardi il cielo, di notte, anziché chiuderti in un buco di persone sudate, alcolizzate, drogate, senza un oggi e dal domani incerto, puoi vedere lo spettacolo più bello del mondo: il mondo stesso. Una cosa che nessun acido ti potrà mai regalare. Osservi bene e scopri striature di verde intenso danzare al ritmo dell’universo là nel buio. Aurora Boreale, la chiamano. Forse immaginarsi il tetto del paradiso ora è più semplice.

In un mese puoi scoprire come certe persone che ti dicono di essere amiche sono solo brave con le parole, che l’essere umano nei fatti è un incapace o forse meglio dire che l’essere umano è solo capace di fatti malsani, disonesti, arrivisti, accomodanti, ruffiani e falsi. Poi ricordi che le generalizzazioni non sono mai cose buone, e allora apri meglio gli occhi e il cuore e ci trovi anche chi è pronto ad abbracciarti anche da miglia di distanza, a riservarti un posto prezioso, a portarti con sè in un mondo dove la distanza non divide ma può addirittura unire. Alla faccia degli altri: e forse le conoscenze sono proprio così, dei cerchi nel grano pronti a chiudersi, a bruciare, a marcire per lasciare spazio a nuovi cerchi, magari più forti, con un grano migliore, con una vita più lunga.

In un mese puoi trovarti ad affrontare cose più grandi di te, parlare faccia a faccia con Marjane Satrapi e trovare nei suoi occhi la determinazione fatta donna, la vera D maiuscola che domina gli animi; puoi trovarti a pochi centimetri da Miss Germanotta e lasciare a casa ogni sorta di pregiudizio, per sentire cosa ha davvero da dire alla gente; puoi sorridere in una foto scattata con Dario Argento, uno che ha ucciso con le sue mani più di 150 persone rendendolo la sua arte; puoi salutare Yoko Ono che ti passa accanto quasi avvolta da due occhialetti neri, e ti dice “peace” facendoti il simbolo con le dita; puoi trovarti al concerto dei Led Zeppelin, godere di un orgasmo con le orecchie e pensare che il punto G forse lo cercano tutti nel posto sbagliato.

In un mese puoi trovarti ad apprezzare cose nuove, sapori, odori, colori che in nessun’altra parte del Mondo hai mai trovato. E dire che un buon 15% del pianeta lo hai anche girato. Ma non è proprio questo il bello di non fermarsi nel proprio vicolo ma aprire i propri orizzonti? Cercare nuove cose, dare nutrimento ad un’anima che si riempie più di immagini che di cose, che si sente realizzata in attimi di silenzio piuttosto che nello stesso posto, allo stesso evento, con la stessa gente, con la stessa maschera, con la stessa omologazione, con la stessa mancanza.

In un mese puoi trovarti a camminare, camminare davvero per necessità, per voglia, per tornare a un movimento naturale perso con l’uso insulso di un mezzo su ruote in momenti in cui non ne avresti davvero avuto bisogno. E nel cammino trovare nuovi percorsi.

In un mese puoi trovarti a guardare nello specchio e capire che taglio di capelli, taglio di barba e baffi, basette, abbronzatura, vestiti e marche sono solo marchette: ci sono persone che guardano oltre, ben dentro a come sei fatto, piuttosto che farsi ingannare da un abito che cerchi di far passare come gusto ma che in realtà o solo ricerca di adeguatezza. Svegliamoci: le persone sono adeguate per quello che provano, non per cosa indossano.

In un mese puoi trovarti a parlare con inglesi, americani, islandesi, austriaci, spagnoli, francesi e chi più ne ha più ne metta e capire che le diversità linguistiche non sono barriere, mai. Il dizionario è negli occhi, tu guardami in faccia, sostieni il mio sguardo, porta rispetto e danne in cambio e nessuno potrà non capirti, ovunque ti trovi.

In un mese puoi trovarti a creare da zero un sito internet, chiamarlo reykjavikboulevard.com e realizzare come “la strada delle stelle” hollywoodiana sia solo un simbolo, come le stelle che stanno in cielo siano solo una coperta di spilli luminosi sul mondo. Che le stelle vere, quelle, uno se le crea con le proprie scelte, in beffa al destino, al fato, alla sorte, alla casualità e a tutta la baracca. Se ci credi, la cometa da inseguire sei te stesso, e il sogno è già quello in cui vivi con coraggio ogni giorno, sta a te non renderlo un incubo.

In un mese puoi trovarti da solo, e il silenzio non ti darà più brividi ma nuovi stimoli per ascoltare una musica nuova, il battito del cuore una grancassa di passioni, le lacrime una pioggia di note dense di significato, ed il pentagramma disegnato sulla skyline della tua nuova vita.

Secret #1 (ca. 1 mese in una nuova vita coi calzettoni di lana)

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Cartolina per il Ministro Fornero da un “giovane” choosy che di accontentarsi non ne ha mai avuto per le palle. Si, sono in cima a un aereo su una spiaggia di lava. Si, sono in un Paese dove i politici corrotti sono stati tutti messi in carcere e sostituiti da rappresentanti del popolo. Si, sono in un paese che genera il 98% del fabbisogno energetico della sua gente da energie sostenibili. Si, sono in un Paese dove il tasso di disoccupazione è sceso al 5%. Si, sono in un Paese che non ha un esercito (e i cui poliziotti sono senza pistole). Si, sono in Paese dove la gente negli uffici pubblici ti aiuta davvero. Si, sono in un Paese che per uscire dalla crisi ha investito tutto sui suoi giovani, sulle loro idee, sulla loro forza. Si, sono in un Paese dove ti rimborsano le tasse fino al 15% su acquisti superiori ai 12 Euro, appena lo lasci. Si, sono in un Paese dove per modificare la Costituzione ormai obsoleta si è votato (anche da casa visto che è il Paese più digitalizzato del Mondo) con un referendum popolare. Si, sto inseguendo i miei sogni, lontano dai corrotti, dai vili, dagli impostori, dai ladri (ah, già: dormiamo in case dove neanche si chiude a chiave la porta, e non c’è bisogno di tende, figuriamoci di sbarre alle finestre) e dai mentecatti come voi.

Secret #2 (I “choosy” LIFE)

Secret #3 Keep calm and love Iceland

Sono finito a mollo in una pozza geotermica, acqua caldissima. Ecco, immaginate un bagno caldo, ma anziché avere il limite di una vasca di ceramica, siete immersi nella natura. Letteralmente: intorno solo ghiaccio e prati. Il buio della notte a rendere l’esperienza più misteriosa, il vento la colonna sonora. In lontananza, alcune luci arancioni aprono squarci nel cielo dando l’impressione di abitare un pianeta alieno – quando in realtà scopriamo di essere sotto attacco di innocue serre -. Non senti più il freddo, ti immergi e riscaldi l’anima. Ti perdi poi in una bufera di neve nella via di ritorno verso la civiltà, in una capitale che vede uscire centinaia di persone per l’accensione dell’albero di Natale che dà inizio alle festività. Non c’è religione coinvolta, non ci sono doppi fini commerciali. Solo il piacere di ritrovarsi a bere una special edition xmas beer. Non c’è Babbo Natale, ce ne sono 13: tutti elfi, ognuno con una sua storia e forte personalità. C’è un gatto dispettoso e ci sono i mercatini delle pulci, c’è l’orchestra sinfonica che presenta STAR WARS e il sindaco che non perde occasione per sfoggiare il suo abito Jedi, convincendo gli altri membri del Parlamento ad accompagnarlo insieme ai figli, ognuno vestito da un personaggio della saga. Si beve cioccolata calda con panna, si cammina sul ghiaccio ridendo ad ogni scivolone. Il lago ghiacciato riflette le luci impastandone la resa fotografica, scendono fiocchi di neve grandi come pugni di bambino, ma nessuno di loro è atto ad offendere. Tutto col gioco, niente per gioco

Secret #4 Tutto col gioco, niente per gioco

[Le persone che progrediscono nella vita sono coloro che si danno da fare per trovare le circostanze che vogliono e, se non le trovano, le creano.] – (George Bernard Shaw)

Penso di non aver mai avuto la (pessima?) abitudine di condividere con il mondo – come se al mondo interessasse – quanto mi possa essere ubriacato a Capodanno o quanto distruttiva fosse una serata fuori con gli amici o presunti tali. Non ho sicuramente mai avuto la preoccupazione di far sapere quanto fosse “figo” bere l’impossibile, fumare chissà cosa e dio sa quali altre divertentissime cose che ti rendono un “ganzo”. Quello che però spesso ho cercato di fare, è fermare un attimo la mia corsa. Respirare, chiudere gli occhi – non necessariamente in quest’ordine – e cercare di rivivere un altro scalino salito nella conta degli anni. 30, quest’anno. Ancora c’è chi non se ne fa una ragione. Io mi fermo, mi volto (sempre senza fare passi indietro) e cerco di capire chi c’è ancora e chi non c’è più, chi c’è stato e chi ci sarà, chi ha significato qualcosa e chi ha significato molto di più. Noia? No, direi piuttosto voglia di condivisione. Non possiamo farlo fisicamente? Creiamoci l’opportunità di farlo con una lettera, una e-mail, un messaggio o semplicemente facendo sapere agli altri che ci siamo. Ecco, ci fosse questo sarebbe già un bel passo avanti. Spingersi poi a costruire qualcosa coi nostri mezzi, aiutandosi, è progredire. E’ vivere.

[Io prendo delle decisioni. Forse non sono perfette, ma è meglio prendere decisioni imperfette che essere alla continua ricerca di decisioni perfette che non si troveranno mai.] – (Charles De Gaulle)

Potesse uno sempre prendere le decisioni migliori! Mi accontento nel mio piccolo, di averne prese alcune quest’anno che hanno fatto sembrare quelle prese da altri un po’ meno gravi e deprimenti. Soffro di vertigini, è risaputo. Ma quest’anno, vicino al precipizio, ho avuto la voglia e la forza di saltare: per una volta senza preoccuparmi dell’impatto. Godersi il volo è sicuramente più bello del farsi paranoie per l’atterraggio. E non smetterò mai di sorridere a chi ha voluto far parte di questo volo, con o senza paracadute. Sono partito, ho lasciato alle spalle alcune cose, sono andato lontano. Non solo fisicamente, ma spesso e volentieri mentalmente. E come sempre cosa ho trovato in questo? Altra voglia di muovermi, altra voglia di viaggiare, altra voglia di avere nuovi orizzonti e nuove prospettive. Ho (ri)scoperto che le persone sono fatte apposta per deluderti, ma che in qualche piccolo angolo di universo ci sono anche quelle che arrivano nella tua vita e ti riaccendono la luce per vederci chiaro. Ho ritrovato la voglia di non farmi imbambolare dalle parole della gente ma di guardare ai fatti, e questo ti porta sempre a chiudere diversi rapporti. Te ne accorgi subito quando una persona ti ama perché sei tu, e non un altro; alcune volte fai più fatica solo perché ti vuoi convincere del contrario. Altre metti maschere per farti sembrare più incline ad un rapporto o ad un altro e così via. La solita ruota che gira. Mi ha reso triste perdere quelle persone? Si. Resterò triste a lungo? No. La vita è un continuo susseguirsi di stagioni, passata quella più buia e fredda il caldo ritorna. E così il rifiorire di nuove sensazioni e nuovi rapporti, con gente che magari sia più affine e più desiderosa di sincerità. Ci può volere un giorno o un secolo, basta non perdere fiducia.

[Porsi un obiettivo è la più forte forza umana di auto motivazione.] – (Paul J. Meyer)

Avere un obiettivo è una cosa bella, davvero. Troppo comodo fissarne uno quando le cose vanno male. Arriva il 2013, pensare che andrà meglio solo perché si gira un foglio di calendario è ridicolo. Rimboccarsi le mani per cambiare le cose è già più sensato. Ma serve anche una sorta di pace interiore per farlo, come serve per scegliere di creare un rapporto con una persona piuttosto che con mille altre. O forse tanto meglio l’inquietudine. Non l’ho mai capito, ma è un lancio di dadi che continuo a voler fare. Non ho più l’età per i giochetti, il mio motto resta comunque “tutto col gioco, niente per gioco”. Perché una risata è sicuramente la risposta più sonora e brillante a chi ci vuole male. Perché finché hai ancora un motivo valido per ridere, i guai li superi. Tutti. Nessuno escluso.

[Il segreto per andare avanti è iniziare.] – (Sally Berger)

Il nuovo inizio, in qualsiasi cosa, non è quello temporale: il nuovo inizio è mentale. Struggersi di dolore, distruggersi di divertimento ed eccessi, rinchiudersi nella solitudine, spazzare via i ponti, correre a perdifiato. Ognuno può avere il suo modo di affrontare un nuovo giorno. Poi arriva un attimo, un istante solo in cui il chiodo si stacca dal muro, in cui il telefono squilla, in cui apri gli occhi e inizi a sognare senza doverli sempre chiudere, in cui ti cade in testa qualcosa: quell’attimo, quell’istante, quella frazione di secondo veloce come una punta di fioretto, diretta come uno scatto fotografico, piccola come un atomo di vita… Quella è la partenza di tutto. Una nuova sfida al giorno, un nuovo modo di affrontare le cose, un nuovo modo di affrontare e conoscere sè stessi e gli altri. Ci vuole tanto? Non so, sicuramente ti può spezzare il cuore, ti può frantumare le certezze, buttare giù interi castelli di carte dove pensavi di arroccarti. E con questo? Siamo fatti di carne e sangue, non di cristallo. E proprio per questo siamo inclini a sofferenze, tagli e cicatrici. Ma prima o poi, si guarisce o si muore. Sta a noi decidere come farlo.

[Il futuro appartiene a coloro che credono nella bellezza dei propri sogni.]  – (Eleanor Roosevelt)

New York, Parigi, Reykjavik, Firenze, Bruce Springsteen, Sigur Ròs, Mumford & Sons, Radiohead, Iceland Airwaves, Bjork che mi sfiora il braccio, le Dr. Marten’s comprate a Soho, l’arte signore e signori, la pittura astratta, le cene di sushi, il Tijuana, le svedesi che ti guardano, la Danimarca solitaria, un incidente scampato, le bufere di neve e vento, l’Orsa minore, le scarpe consumate, gli zaini che ti segano le braccia, danzare sotto la pioggia, i baci, i baci mondo balordo, i baci. Le fotografie, le carezze. Gli sguardi, gli abbracci, i film da vedere sul divano, la bellezza di rivedere la propria famiglia, un amico, anche solo uno, che accetta e capisce i tuoi difetti e ci ride sopra, la voglia di volersi bene, emozionarsi per l’intangibile, pensare. Pensare, pensare tanto, pensare forte, pensare meglio. Perdersi, trovarsi, tenersi per mano, aversi dentro anche a milioni di miglia di distanza, stringere un cuscino in un letto vuoto e freddo, sentirsi soli in mezzo a centinaia di persone in movimento, danzare, danzare fino a che ti manchi il fiato. Dopamina che si diffonde nel cervello, emozione pura, tanta vita, tanta tanta tanta vita. Un passo verso l’altra, un passo dopo l’altro, piccoli passi verso sogni bellissimi, lucenti, quasi un universo da dipingere a nostro piacimento, osservando le stelle cadenti di questo paradiso lentigginoso e ridendo per non averle potute salvare, per non essere riusciti a tramutarle in realtà. Sperando. Di nuovo, in un sogno più bello, più forte. Sognare di più, sognare meglio. Fallire di più, fallire meglio. Amare di più, amare sempre al cento per cento di noi stessi, fosse per un giorno o tutta la vita. E che tu sappia cosa significa è già un’opera d’arte.

[E’ nel momento delle decisioni che si plasma il tuo destino.] – (Anthony Robbins)

A chi se ne è andato, a chi è rimasto contro tutto e tutti, a chi è appena arrivato e forse non se ne rende conto, a chi vuole esserci e a chi ci ha momentaneamente lasciato. A chi c’è dentro questo cuore trasparente, in controluce su una vita che non so quanto durerà ma piuttosto che sperare sia lunghissima preferisco lavorare per renderla piena di persone corrette, dolci, gentili, delicate, appassionate, sognatrici… Adesso. A qualsiasi costo. Una vita reale. Con persone reali. La auguro a voi che siete arrivati fin qui. Siamo insieme.

Secret #5 Buon anno.