L’85a edizione di Pitti Immagine Uomo Firenze è arrivata al capolinea.

Il tema di quest’anno? #RockMePitti: ossia la presenza della musica nella moda e viceversa.

Se non conoscete l’evento, date uno sguardo al nostro speciale sulla passata edizione in PITTI 84.

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Nonostante la concorrenza agguerrita della London Fashion Week (organizzata in concomitanza con l’evento fiorentino), il pubblico di buyer e – verrebbe da dire “soprattutto” – di blogger non è mancato tra i padiglioni della medievale Fortezza Da Basso. Quel che forse andrebbe analizzato è quanto questo tipo di “pubblico” possa aiutare il rilancio del made-in-Italy, quanto la presenza di Fashion Blogger catalizzi l’attenzione sui prodotti piuttosto che sui singoli individui e quanto un evento possa essere considerato “di successo” se si escludono gli introiti per la città (e l’azienda Pitti Immagine) durante la settimana di interesse. C’è da dire che secondo i pareri dei veri addetti ai lavori, i buyer hanno comprato, le aziende hanno macinato ordini: e questo è tutto positivo.

Lungi da noi tuffarci in un’analisi socio-economica del fenomeno. Abbiamo visto cose belle e men belle, abbiamo vissuto eventi e siamo rimasti fuori da altri. Abbiamo cercato quello che, come al solito, più ci ha colpiti e dal nostro personale punto di vista, un evento come Pitti – per Firenze e più in generale per l’Italia – restiamo fermamente convinti che sia fondamentale mantenerlo vivo. Probabilmente servirebbero dei cambiamenti: non sarebbero comunque sufficienti per far “contenti” i fiorentini che, si sa, tendono a lamentarsi di quasi tutto quello che accade (o “peggio”: innova) in città. Ma sarebbe già un bel passo avanti per tutto il sistema.

Ciò detto, ecco il “top & flop” di questa edizione VISTI DA UN LUI. Leggi anche il meglio e il peggio VISTI DA LEI!

Reykjavik Boulevard

BLOGGERS

Doveroso iniziare qualsiasi lista o bilancio con loro, i Fashion Bloggers (o aspiranti tali): in linea di massima, nonostante gli sforzi degli addetti ai lavori di puntare l’attenzione della gente sui nuovi materiali, sui nuovi tagli e design, sulle innovazioni e sulla ricerca, non abbiamo sentito parlare d’altro che di loro. LuisaViaRoma ha dedicato ad alcuni di questi un evento intero (Firenze4Ever), molti brand hanno preferito invitare alle proprie sfilate o negli stand alcuni di loro piuttosto che personaggi del mondo della TV, del cinema o della musica (con poche, rarissime eccezioni che comprendono Morgan – ex Bluvertigo -, Carlo Cracco – Masterchef -, le “modelle” di Pechino Express e via dicendo): certo, se l’alternativa è un comizio di Renzi o Grillo – colpevoli di aver portato la politica anche in questo ambito, per l’ennesima volta, con la gente che ormai è davvero stanca di tutto questo ciarpame -, allora forse meglio un Nick Wooster, Guerre Karl, Chiara Nasti o Mariano di Vaio: ammesso che sappiate chi siano e cosa ci fanno lì. Certo poi vedere alcuni “selfie” (ormai la vera moda del momento) con sotto scritto “Adesso posso morire felice” per aver scattato una foto insieme ad uno di questi, beh rende qualsiasi commento piuttosto futile (e inutile?). Pare che ormai le aziende abbiano capito che i cosiddetti “influencers” siano questi guru (!!!) dell’eleganza (!!!) e dello stile (!!!), con buona pace delle Fashion Icon di qualche decennio fa che si staranno ormai rivoltando nelle rispettive tombe: a noi francamente questo tipo di “poser” di piazza non colpiscono e non li riteniamo divinità (sempre da un selfie: “Members of the Fashion Heaven”), pur capendo la loro presenza in un contesto simile.

TENDENZE

I calzini (quanto più possibile colorati) devono essere in vista. Forse non ce la sentiamo di puntare sui nuovi Gallo dotati di luci LED sul retro, ma senza dubbio il trend – ormai da qualche anno – è quella di scoprire piuttosto che coprire questo accessorio. La vera tendenza se vogliamo non è tanto il mero mostrare, quanto piuttosto il passare da un pantalone arrotolato ad uno direttamente tagliato corto per permettere l’esibizione totale delle calze. Sull’abbinamento cromatico, la scelta delle fantasie ed il modo di indossarli, forse è stato fatto il passo più lungo della gamba. Sicuramente buon materiale da “Fashion Circus”, come lo definiscono alcuni. E parlando di circensi non possiamo non menzionare le mantelle, le stole e certi tipi di copricapo che si sono diffusi tra questi moderni “domatori” del sistema moda, se così li vogliamo chiamare: tra quel domare e “quel dommage” si fa davvero presto a cadere in fallo però. Ma si sa, non è proprio per far parte di questo circo mediatico che si sconfina dalla linea labile che demarca la moderna eleganza dalla pagliacciata?

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LA MANCANZA DI UOMINI

Si, Pitti Uomo ha rappresentato anche questo: abbiamo cercato di far attenzione ai gesti di questi moderni rappresentanti del genere maschile e abbiamo capito che l’uomo, la figura del gentiluomo soprattutto, è sparita quasi del tutto. Lampanti episodi hanno avuto un potere accecante più dei flash utilizzati per immortalare questi modelli (da non imitare): parlando con una donna non è certo galante evitare di guardarla dedicando tutta la propria attenzione ad uno smartphone. Vedendo scivolare ad una signorina un foulard non è elegantissimo ignorare l’accaduto per lasciarsi immortalare dall’ennesimo fotografo che ti passa accanto. Se l’Uomo possiede eleganza si dovrebbe notare anche da questi gesti, non soltanto dal brand stampigliato sull’etichetta della sua camicia. La buona educazione non si compra in un negozio d’élite, a quanto pare.

SMOKING E SMARTPHONE

Indossare un completo e fumare. Sembra che non si possa fare a meno di entrambe le cose. Forse la sigaretta (o in più casi il sigaro) rendono il soggetto più “fotografabile”, o forse il tabagismo è tornato prepotentemente alla ribalta. Fatto sta che la vicinanza di una reflex ha generato più accensioni di sigarette che di cervelli. L’abito in questo caso fa ancora il monaco, perché se a fumare è un uomo che indossa un certo tipo di vestito è affascinante mentre se a farlo è una persona vestita “casual” è fastidioso. Sul lato telefonia, possiamo vivere senza uno smartphone oggi? Il telefono è quasi un naturale prolungamento del braccio, ha ormai sostituito quasi del tutto una delle due mani dell’uomo. Importante quindi averlo, esibirlo e renderlo remarkable con delle cover ricercate: a noi sono piaciute quelle di Wood’d in legno. Difficilmente distinguibili da oggettistica Made in China quella con stampe più o meno divertenti, in plastica, presenti in altri stand.

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CAPELLI E CAPPELLI

La scelta è semplice: Borsalino o una tonnellata di gel. Qualcuno ha provato a “sdrammatizzare” il suo stile indossando comunque un beanie, anche se a dire il vero le temperature di Firenze in questi giorni non lo richiedevano realmente. Non è un caso comunque che uno degli eventi più fotografati e apprezzati sia stato la sfilata di Super Duper Hats, e ben venga. I capelli in alternativa devono comunque essere portati all’indietro, guai a coprire la fronte o a farsi troppo messy. Ci vuole molta voglia, ci vuole molta pazienza e soprattutto servono sempre più ore davanti allo specchio del bagno.

BOW TIE E CRAVATTE

Abbiamo visto pochi papillon, fatta esclusione per quelli in ceramica – o, novità della stagione, in legno – di Cor Sine Labe Doli. La cravatta non è più considerata un “cappio” da portare in ufficio, ma è stata sdoganata ormai da un bel pezzo e quest’anno non mancava proprio a nessuno. Bene per entrambi gli accessori, attenzione però alle fantasie.

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ROCKMEPITTI

Il “Rock” come attitudine, come stile di vita, come presenza all’interno dell’intera edizione del Pitti: non pervenuto. Abbiamo visto alcune foto di concerti, ci sono state alcune esibizioni live in piccoli angoli ad hoc allestiti sui corridoi esterni di passaggio, ma davvero nulla più. Dopo il “Vroom-Vroom” della passata edizione, anche questo tema sembra esser stato snobbato quasi del tutto. Carina l’installazione dei “fiori-amplificatori” in esterna, su tutto il resto preferiamo davvero glissare.

THE LATEST FASHION BUZZ

Una delle sezioni più interessanti, una delle meno frequentate. Abbiamo marcato presenza più volte in questo spazio organizzato per veicolare alcune proposte di designer emergenti molto ben selezionati, trovandolo quasi sempre semi-deserto. Un vero peccato: sarebbe bello puntare più sui nuovi brand, sui giovani designer – facilitargli la vita in qualche modo, come viene fatto all’estero, per esempio -. Non c’è da sorprendersi se guardando alle statistiche si contano sempre più giovani che anche in questo settore decidono di prendere e partire.

GIAPPONE E KOREA

Resta sempre una garanzia il fatto che la quasi totalità degli orientali provenienti da questi Paesi abbia qualche carta vincente nel proprio mazzo: è impossibile ignorare il loro stile, la loro naturalezza ed il loro innato talento nell’abbinare i capi giusti, azzeccare i cromatismi e dare attenzione a dettagli che per la maggior parte degli altri “Fashionisti” restano ostacoli molto difficili da superare. C’è qualcosa di inarrivabile nel loro modo di interpretare, personalizzare e trasmettere la moda, e anche stavolta si sono distinti senza dover fare grandi sforzi, sia a livello di design che di streetstyle.

EVENTI

Diciamoci la verità, ancora una volta: gli eventi che davvero si salvano durante la settimana di Pitti sono ormai ridotti al lumicino. Lasciando per un attimo stare le sfilate (che quest’anno sono state tutte piuttosto ben organizzate), il resto degli eventi si è fregiato del nome “Pitti” solo per richiamare più persone, ma non ha avuto molto da offrire, come molto non offre in linea di massima tutta la “movida” fiorentina oggigiorno. Dal Pre-Pitti del party Etnomorphic di LuisaViaRoma – dove per una ventina di minuti si è potuto assistere ad un live di Azealia Banks, davvero l’unico fenomeno musicale di questa edizione seppur con uno show scarno e più rapido del battito d’ali di un colibrì -, che di rilevante ha avuto quasi esclusivamente lo spettacolo visivo offerto da Fake Factory, al closing party del Four Season Hotel – dove il numero di invitati ha probabilmente superato di gran lunga la vivibilità del posto, per quanto meraviglioso – le feste sono state tutt’altro che memorabili quest’anno: per fortuna non c’era granché neanche al cinema.

Il bilancio finale rende questa edizione tutt’altro che memorabile: fa bene alla città, fa bene alla moda, ma potrebbe avere molto altro da offrire, e chi chiediamo spesso cosa lo impedisca.

Sono stati fatti alcuni adattamenti, e questo è positivo: speriamo che venga trovata anche la giusta formula per focalizzare davvero l’attenzione su quel che è importante piuttosto che su quello che è futile, in futuro.

Nota finale per la Nazione Ospite di questa edizione, l’Ucraina: cercheremo di presenziare alla Kiev Fashion Days organizzata da Mercedes-Benz, perché a dire il vero in questo Pitti abbiamo fatto fatica a inquadrare bene quale sia l’effettiva proposta, ma ci incuriosisce molto.