Provare a mettere in fila parole sul Nepal è un esercizio di pazienza, di attesa: bisogna essere capaci di aspettare che la sua gente inizi a parlarci, sommessamente, rivelando essa così poco delle emozioni che pure ne impregnano lo spirito.

Gli sguardi che incontri, a monte come a valle, sono attimi in cui si allargano eternità dure a scalfire. Sguardi necessari, che hanno un loro posto preciso, dei quali non si riesce più a fare a meno. Feritoie che trapassano ogni tua sicurezza.

Il Nepal è luogo di apparenti antitesi, in cui fierezza e pudore se ne vanno intrecciati, pronti a cedere il passo, lasciando alla gentilezza tutta la forza che merita.

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Lì mi sono lasciata prendere dall’infatuazione per ogni raggio di sole, per ogni soffio di vento, per ogni nuvola, sfiorando con curiosità ed amore ogni superficie. E ho cercato, quasi con impudica curiosità, di comprendere ogni colpo di pettine dato alle chiome lunghe e scomposte, chiome nero corvino, lucide d’olio.

Un traguardo, ogni timido consenso dato alla mia fotocamera, soprattutto quando, attoniti, capivano che mi ero rivolta loro nella lingua madre: “Mo.. photo kishnu sankchú?”  

Tra quelle montagne, le diversità convivono vibranti di rispettoSembra di assistere alla genesi del cosmo.

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E poi si tornai da lei. Si fa ritorno a Kathmandu: che ha le fattezze materne, di una decadente prostituta. Colorata, ricca e vuota. Polvere beige e nera che ne copre, infinitamente, la surreale e tragica vivacità. Che appare ancor più tragica, ora, dopo il sisma.

Mai stata una turista tra turisti, che si spostano circondati sempre e solo dalla propria realtà, come in una bolla di sapone. Bisogna tentare l’impervia fatica di una immersione, o di una scalata fino alla cima dell’assolutamente altro.

Lì si trova Amore, dolce e tranquillo oppure duro e tormentato. Lì si conosce, capendo sempre meno. Lì si vive una vita intera, nell’arco di un mese.

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Il Nepal è sincero: non pretende più di ciò che ha, mostrando l’assenza.

chiede addirittura scusaLa sua gente è un arcobaleno i cui colori hanno bisogno di sempre nuove gocce d’acqua.

A patto di saper far Namaste.

Nepal

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Testo Federica Violi e Francesco Dal Corso • Foto di Federica Violi © Tutti i diritti riservati