METAFENCING // CRISTIANA CASCIOLI, EMANUELA PETRINI

Una META è qualcosa da raggiungere, un obiettivo, un risultato, un traguardo: spesso è una cosa materiale e tangibile, il segno di un successo visibile e misurabile.

Il prefisso META, collocato generalmente prima di un sostantivo, assume invece il significato di “al di là, sopra, oltre”. Descrive un ambito dove le regole (almeno quelle comuni…) vengono stravolte e conferisce al nome a cui si riferisce un effetto straniante e spiazzante.

metafencing

Una parola che riesce a suscitare immaginari antitetici si presta perfettamente a descrivere la scherma e la fotografia di Emanuela Petrini e Cristiana Cascioli: le intenzioni e le azioni che danno vita a entrambe queste ATTIVITA’ sono figlie di termini come regola, costruzione, meticolosità, allenamento, tecnica, ripetizione, applicazione. Termini che da soli però non bastano a trasformarle in ARTI. Per quello ci vuole di più, bisogna andare oltre, diventare fuorilegge, provocare una scintilla, un corto circuito emotivo: è questo che rende una stoccata vincente, o uno scatto indimenticabile. Si tratta di azioni che iniziano e si concludono in una frazione di secondo e che in quel breve lasso di tempo hanno il compito di sintetizzare “tutto quello che c’è dietro”: ma quando riescono al meglio appaiono talmente naturali e “geniali” da farle apparire semplicemente frutto di talento, di fortunata combinazione di eventi, quasi di casualità.

Le foto di METAFENCING sono già oltre il bersaglio: l’iconografia classica della scherma è solo un pretesto per offrire una visione assolutamente originale di un immaginario ricco e tutto da scoprire, quello della METAmorfosi di due schermitrici.

Le 50 foto, di diversi formati, da 5×5 cm a un 50×70 cm, erano disposte senza un ordine determinato, in una vecchia stanza situata all’interno del parco della casa vacanze “Le monache” di Montecastrilli, non molto lontano dall’affascinante comune di Narni (Umbria). Pedana, divise abbandonate, desueti apparecchi segnalatori ricordavo una vecchia palestra di scherma ormai dismessa. La colonna sonora richiamava il suono delle lame durante gli allenamenti. Intonaco, pavimenti, porte e finestre, lasciate al degrado del tempo, contribuivano a rendere l’ambiente ancor più suggestivo.

All pics are © Cristiana Cascioli & Emanuela Petrini

Ti piace questo progetto? Trovane altri sul nostro Magazine!

Reykjavik BoulevardIssue #01

Reykjavik Boulevard Magazine