7 Gennaio 2015. E’ questa la data scelta dalla cantante Sia per l’uscita del nuovo, attesissimo video che vede ancora protagonista la dodicenne star Maddie Ziegler, già ballerina idolatrata nel video del singolo Chandelier.

Il nuovo pezzo “Elastic Heart” è già online – era stato utilizzato per la colonna sonora del successo cinematografico Hunger Games – e il nuovo video contiene un’inedita esaltante coreografia di interpretive modern dance (ingegnata da Ryan Heffington come per la precedente performance). Un capolavoro assoluto.

Maddie Ziegler, teen-idol del programma televisivo americano Dance Moms (come vi abbiamo anticipato lo scorso anno QUI), stavolta viene accompagnata nella sua dance routine dall’attore Shia LaBeouf – che avrete probabilmente conosciuto grazie a Transformers – già collaboratore di Heffington in precedenza e ringraziato pubblicamente da Sia con un tweet di ieri notte. La ballerina di Chandelier dopo aver fatto sognare con la Best Routine in a video per il 2014 (e discutere i più bigotti che lamentano uno “sconsiderato sfruttamento sessista della sua inconsapevole figura di bambina seminuda che si muove in atteggiamento provocante” – questo quanto emerso anche dai commenti di alcuni utenti nel precedente articolo che introduceva il video proprio qui su Reykjavik Boulevard), ci riprova con l’ennesima dimostrazione che la danza è arte, e che l’arte è intelligenza in movimento per menti in grado di recepirla.

La ballerina di Chandelier di nuovo protagonista per il nuovo "Elastic Heart" di Sia

Maddie e Shia appaiono seminudi nell’ormai celebre body color carne rinchiusi in una gabbia gigante con respiro affannato e sguardo deciso, il tutto all’interno di un capannone industriale completamente sgombro, quasi un rimando all’ambientazione di “Chandelier” ma tutto più in grande: come un sequel del precedente video.

E’ infatti ormai chiaro che la piccola charmante danseuse rappresenti la stessa SIA, che ha spesso dichiarato di voler lasciare il palcoscenico a Maddie e alle sue routine per far concentrare gli spettatori sull’arte della danza e sul potere della musica piuttosto che sulla sua persona. Ma chi rappresenta invece Shia LaBeouf? Due gli scenari possibili: per alcuni sarebbe idealmente una figura paterna (il padre di Sia ha avuto parecchi problemi dovuti ad un serio disturbo della personalità), ma c’è anche un’altra chiave di lettura possibile per questo video ed il testo che accompagna: la dipendenza da sostanze stupefacenti.

Nel primo caso, la gabbia dove i due eseguono una sorta di strana lotta che spesso si confonde con un gioco, rappresenta la depressione (o il disturbo) del padre: un luogo da cui Sia cerca di tirarlo fuori, capendo con il passare del tempo che quella condizione non è divertente, ammettendo a se’ stessa che gli vuole bene e vuole in qualche modo aiutarlo, pur sentendosi spesso incapace di farlo. Nell’altro caso, Shia potrebbe rappresentare una persona amata, non necessariamente il padre, che ha problemi di tossicodipendenza che non riesce a superare, neanche con l’aiuto di Sia che, dopo tanta sofferenza e difficoltà, riesce ad uscirne ma deve lasciarsi alle spalle colui che aveva scelto. La teoria del padre è molto convincente, quasi “evidente”: per questo proveremo a soffermarci di più sull’altra possibilità. Intanto, guardate il video con noi:

“Elastic Heart”
(feat. The Weeknd & Diplo)

And another one bites the dust
Oh why can I not conquer love?
And I might have thought that we were one
Wanted to fight this war without weapons
And I wanted it, I wanted it bad
But there were so many red flags
Now another one bites the dust
Yeah, let’s be clear, I’ll trust no one
You did not break me
I’m still fighting for peace
Well, I’ve got thick skin and an elastic heart,
But your blade it might be too sharp
I’m like a rubber band until you pull too hard,
I may snap and I move fast
But you won’t see me fall apart
‘Cause I’ve got an elastic heart
I’ve got an elastic heart
Yeah, I’ve got an elastic heart
And I will stay up through the night
Let’s be clear, won’t close my eyes
And I know that I can survive
I’ll walk through fire to save my life
And I want it, I want my life so bad
I’m doing everything I can
Then another one bites the dust
It’s hard to lose a chosen one
You did not break me
I’m still fighting for peace
Well, I’ve got thick skin and an elastic heart,
But your blade it might be too sharp
I’m like a rubber band until you pull too hard,
I may snap and I move fast
But you won’t see me fall apart
‘Cause I’ve got an elastic heart
I’ve got an elastic heart

 

La scelta di tradurre in immagini il testo di “Elastic Heart” come una sorta di seguito del video di “Chandelier” potrebbe non essere affatto casuale e non rappresentare solo uno scontato modo di cavalcare il successo ottenuto in precedenza.

L’utilizzo di alcuni specifici termini nei due testi rende necessaria un’analisi e un’interpretazione un po’ più approfondite: non si tratta di “semplici” testi d’amore (almeno, non di amore inteso come quello che nasce, si sviluppa e muore tra due persone), ma di un testo sull’abuso di alcool (Chandelier) e di uno sull’abuso di droghe o sui disturbi mentali (Elastic Heart).

L’espressione gergale urbana “Chandelier Swinging” ripresa nel testo di SIA che ripete la frase “Swing from a chandelier” significa letteralmente avere uno stile di vita estremo e passare da una festa all’altra, senza pensare alle conseguenze dei propri eccessi (“I’m gonna live like tomorrow doesn’t exist” ossia “vivrò come se domani non esistesse”). Godersi l’attimo non è sempre una scelta felice, non se si raggiunge un certo livello di auto-distruzione che spesso nei più giovani risulta un facile escamotage volto ad impressionare gli altri. Nel video di Chandelier coreografato da Ryan Heffington si nota spesso come la danza non sia sempre “bella” o “elegante” come vorrebbero i canoni classici (e come specificato anche da Maddie Ziegler in una delle numerose interviste che hanno seguito la sua apparizione nel settimo video più virale del 2014: “Per una volta non dovevo badare alle punte o a quanto fossero tese le mie gambe, ma soltanto lasciarmi andare: è stato un nuovo modo di danzare”) e anche l’ambiente è tutt’altro che glam: tutto questo vuole infatti rappresentare visivamente la condizione di hangover di una party animal, ossia la sensazione che si prova al risveglio dopo essersi ubriacati quando la testa gira, lo stomaco è sottosopra, ci si sente completamente a terra (“Sun is up, I’m a mess, gotta get out now, gotta run from this, here comes the shame, here comes the shame” si vergogna, si sente uno straccio con il sole alto in cielo e la voglia di scappare) e tutto ci sembra brutto in confronto a quello che appariva perfetto mentre trangugiavamo superalcolici la sera prima (“1, 2, 3, 1, 2, 3, drink, throw ’em back ’til I lose count” ossia “un drink dopo l’altro, li butto giù finché non perdo il conto”).

La ballerina di Chandelier torna nel nuovo video di Sia "Elastic Heart"

Qual è l’aspetto più triste (e reale) di tutto questo? Il fatto che spesso e volentieri nella vita siamo soli, e più siamo “celebri” tra i nostri coetanei, più questa cosa si può concretizzare realmente. Ecco da dove sembra derivare l’odio di Sia per la celebrità: può accadere di avere un bell’aspetto, di essere giovani e sentirsi invincibili. Grazie ai Social Network questo può tradursi spesso in ulteriore “fama” e successo, con numerosi commenti alle foto postate su Instagram, retweet su Twitter, like su Facebook e perché no, alcune opportunità di carriera – tutte indissolubilmente fini a sé stesse – grazie a qualche brand che può scommettere sulla giovane e bella “Influencer” con un nutrito seguito di followers: il tutto per ritrovarsi nell’errore, quello di credersi amati per quello che si è, quando invece la propria figura viene soltanto sfruttata (“I’m the one <<for a good time call>>, phone’s blowin’ up, ringin’ my doorbell, I feel the love, feel the love” ossia “Sono quella che chiamano per divertirsi, il telefono suona a ripetizione, così come il campanello, e io mi sento amata, mi sento amata”), il tutto finché dura, il tutto finché fa guadagnare, il tutto finché può portare a del sesso facile o alla soddisfazione del proprio tornaconto personale. Anche in una gabbia gigante, un uccellino potrà volare brevemente, per quanto possa essere bello ai suoi occhi quello che lo circonda al di là delle sbarre: “I’m gonna fly like a bird through the night, feel my tears as they dry” cioè “Volerò come un uccello nella notte, sentendo le lacrime mentre si asciugano” porta a pensare a una ragazza che si rende conto, in minima parte, di quello che le sta succedendo e di cosa sta diventando, ma si sente comunque libera e felice mentre trasgredisce, mentre torna nell’ambiente dove non si sente giudicata ma solo ammirata, nel posto dove ai suoi eccessi seguono applausi e risate e non interferenze o prediche. Se le lacrime si asciugano così in fretta, posso volare ancora più forte, ancora più in alto, finché smetterò di piangere del tutto, sembra pensare.

Nessun freno inibitorio, nessuna conseguenza che possa rivelarsi così grave dall’impedirle di buttare giù un altro drink (“Keep my glass full until morning light, ’cause I’m just holding on for tonight” vuole che la notte non finisca mai, che il bicchiere resti pieno perché significa che il mattino seguente non sta arrivando e può ancora continuare a sentirsi libera e viva), dal soddisfare un’altra richiesta, dal suo “chandelier swinging” ormai senza controllo che diventa sempre più una dipendenza, ossia il momento in cui si deve chiedere aiuto (“Help me, I’m holding on for dear life, won’t look down, won’t open my eyes” qui capisce che la vita è preziosa, ha paura di non rendersi più conto di quanto in alto si è spinta senza guardare in basso, ha paura del tonfo, e di non aprire più gli occhi).

La frase “Won’t open my eyes” presente in un paragrafo chiave del testo di “Chandelier” fa da contraltare ad una frase del testo di “Elastic Heart”, ossia “Let’s be clear, won’t close my eyes”: è come se la ragazza avesse imparato qualcosa dai suoi sbagli, ma a cosa si riferisce stavolta? Purtroppo, dopo aver toccato il tema dell’alcolismo, deve vedersela con quello della tossicodipendenza:

“I was really unhappy being an artist. I was always a drinker but I didn’t know I was an alcoholic. Then I got seriously addicted to Vicodin and Oxycodone.” – Sia Furler, Billboard Magazine

“Ero un’artista molto infelice. Sono sempre stata una bevitrice, ma non sapevo di essere un’alcolista. In seguito, sono diventata dipendente di Vicodin e Oxycodone” – Sia Furler, Billboard Magazine

La “protagonista” è in trappola in “Elastic Heart”, ma non vuole soccombere (“I know that I can survive, I’ll walk through fire to save my life, and I want it, I want my life so bad, I’m doing everything I can” cioè “Io so di poter sopravvivere e camminerò attraverso le fiamme per salvare la mia vita, e la voglio, voglio la mia vita così tanto che farò tutto quello che posso”), ha superato tante difficoltà e il suo cuore è diventato elastico alla sofferenza (“I’ve got an elastic heart”) anche se la sua pelle – che definisce spessa, dura – ha incontrato alcune lame troppo affilate (“I’ve got thick skin and an elastic heart, but your blade it might be too sharp”): per quanto possa essersi sentita invincibile e forte, l’ago della siringa le ha portato via quel che aveva di più caro (“Another one bites the dust, it’s hard to lose a chosen one”, l’espressione gergale <<Another one bites the dust>>, resa celebre dall’omonima canzone dei Queen, significa morire, cessare di funzionare, letteralmente mangiare la polvere ed è stata al centro di numerose critiche negli anni ’80 perché si riteneva che, se suonata al contrario, avesse un significato nascosto che invitava all’utilizzo delle droghe. In questo caso potrebbe esser stata intesa come “Un’altra persona è morta, è dura perdere quella che avevi scelto” in quanto l’eroina non guarda in faccia nessuno, neanche la persona che ami di più al mondo). In questo si è ritrovata completamente disarmata nella guerra contro la dipendenza (“Wanted to fight this war without weapons, and I wanted it, I wanted it bad, but there were so many red flags” ossia “Volevo combattere questa guerra senza armi, e lo volevo, lo volevo così tanto che non mi sono accorta dei numerosi segnali di pericolo”) ma lascia uno spiraglio di speranza all’ascoltatore, dimostrandosi una combattente tenace (“You did not break me, I’m still fighting for peace”), anche se alla fine del video, non riesce a salvare il suo amato dalla dipendenza. E questa scena finirà per farci piangere tutti, perché nessuno è immune alla fragilità e siamo tutti nudi di fronte ad essa.

Shia LeBoeuf + Maddie Ziegler

E’ possibile uscire da quella gabbia? E’ possibile sconfiggere una dipendenza, o riuscire a tirar fuori qualcuno che amiamo da quella trappola?

La celebrità è davvero così distruttiva e può davvero portare ad una rapida auto-distruzione, “dondolando dai candelieri” quasi come in una macabra similitudine con un corpo impiccato ai luminosi lampadari di cristallo del successo?

Sia Furler ne sembra davvero convinta, tanto da voltare le spalle ad ogni sua performance pubblica (da qui, la scelta di avere un alter ego nella figura di Maddie Ziegler – la ballerina di Chandelier e ora anche di Elastic Heart), dal non voler apparire su foto promozionali (anche la copertina dell’album “1000 forms of fear” che contiene i due singoli raffigura il suo caschetto biondo inquadrato da dietro) fino all’aver redatto personalmente un Anti-Fame Manifesto (“Manifesto contro la celebrità”) pubblicato sulle pagine del magazine Billboard che vi riportiamo qui in versione integrale:

“If anyone besides famous people knew what it was like to be a famous person, they would never want to be famous. Imagine the stereotypical highly opinionated, completely uninformed mother-in-law character and apply it to every teenager with a computer in the entire world. Then add in all bored people, as well as people whose job it is to report on celebrities. Then, picture that creature, that force, criticizing you for an hour straight once a day, every day, day after day.

That’s what it’s like, even the smallest bit of it. Of course, that’s if you even allow yourself to stay in touch with the world using public media. If I were famous, I wouldn’t.

If I were famous, I might want to see what is happening on the news channel, or on CNN.com. But I couldn’t. Because I would know that I might run into that mother-in-law there, sharp-tongued and lying in wait for my self-esteem. And she’s not just making cracks about dying before I give her some grandkids, she’s asking me if I’m barren. She’s asking me whether I’m “so unattractive under those clothes that her son/daughter doesn’t want to fuck me anymore,” or if I’m “so dumb I don’t know what a dick is and how to use it.”

She questions everything there is to question. Even things I had never thought to question. Things I had never dreamed of feeling insecure about prior to meeting her.

I’ve never been very famous, but I’ve worked with a lot of famous people and I’ve seen a lot of their mothers-in-law. And I can tell from what I’ve seen that I don’t want one of my own. I’ve worked with a lot of artists who have mothers-in-law, and on occasion I’ve inherited their family. Even that is not something I’m interested in. I have a family I love. They tend to say, “Great job!” Or “You work really hard! Good for you!” Or “You look nice today!” Or “Don’t be ridiculous, order the fries!” Or “You are hilarious.”

That’s all the family I need.

So me and fame will never be married.”

siagif4

E voi, che ne pensate? E’ un video sul disturbo della personalità del padre di SIA e del loro complesso rapporto all’interno della gabbia creata dalla sua mente?

O forse è un video legato alla difficoltà degli esseri umani di sconfiggere i propri mostri, di voltare pagina e di superare una dipendenza salvandosi o salvando qualcuno?

Ecco, a distanza di alcune settimane, la spiegazione ufficiale di SIA!