Il nostro immaginario collettivo-visivo è fatto sopratutto di ‘frames’: migliaia, milioni di immagini-lampo quotidiane delle quali moltissime non racchiudono, apparentemente, alcun significato; poche altre rimangono però ben impresse nella nostra memoria.

Soltanto attimi, si direbbe, ma tuttavia spesso molto significativi perché legati a particolari contesti o a determinati momenti personali, fatti di piccole-grandi emozioni, o di non-emozioni.

Jeff Wall

Jeff Wall, celebre pioniere della ‘Scuola di Vancouver’, da più di trent’anni, con il suo lavoro, cerca di rimandare la nostra memoria a questi momenti: i suoi scatti sono come contenitori emozionali in ogni caso, messi in scena attraverso sensazioni e concetti che pochi sono in grado di trasmettere per mezzo della tecnica fotografica. Non bellezza, non virtuosismi tecnici, ‘non fotografia’, come racconta l’artista, bensì racconti minimali di piccole e talvolta misteriose storie, da guardare per comprendere.

PAC – Milano

Il PAC-Padiglione d’Arte di Milano dedica all’artista canadese, finalmente una vera retrospettiva, all’interno della quale troviamo alcune celebri opere che lo hanno reso protagonista, ma anche una serie inedita e datata, che ne sottolinea gli aspetti talvolta introversi e maggiormente riflessivi, attraverso un percorso composto da 42 opere di grandissimi e piccoli formati.

Fotografia

Il lavoro fotografico è per Wall, qualcosa al quale si deve assolutamente apportare qualche modifica per mezzo di tecniche digitali, ma sorprendentemente, ciò non traspare praticamente mai a risultato ottenuto; anzi, molti temi ci riportano principalmente ad aspetti solitamente poco evidenti legati alla natura o ai paesaggi, e sono affrontati con un approccio decisamente concettuale, ma con un linguaggio quasi ‘promozionale’. Particolarmente sentiti sono i temi che esplorano gli aspetti sociali, politici, e dell’ambito urbano moderno nelle sue sfumature fatte di violenza, di povertà e di tensioni, talvolta anche solo riferiti all’introspettività dell’individuo che semplicemente ‘cammina per strada’: ne sono senza dubbio perfetti esempi, lavori come “Mimic”, opera del 1982, dove nella sottigliezza di un attimo, traspare la tensione della possessività e dell’attitudine alla discriminazione razziale, oppure “A man with a rifle”, dove un brandello intrinso di sangue ci fa pensare ad un orrendo accaduto, pur senza mostrarcene motivi e svolgimento.

Esposizione

La scelta di utilizzare gli espositori ‘light box’ retroilluminati, attraverso i quali vengono esposte le opere, fanno distintamente riferimento ai pannelli pubblicitari visti principalmente durante i suoi viaggi in Europa e che tutti possiamo trovare lungo le strade. Ciò contrasta, in maniera piuttosto affascinante, con una melanconica delicatezza per mezzo della quale vengono immortalati i primi piani di piccoli particolari di angoli dimenticati della strada, come in “Clipped Branches, E. Cordova St., Vancouver”, dove il soggetto divengono le radici in esubero di un qualsiasi albero, recise brutalmente.

Composizione

Particolarmente significativo è anche l’approccio compositivo attraverso il quale l’artista si dedica, con forti riferimenti alle geometrie della pittura costruttivista ed astratta del passato, come nella serie appunto inedita in cui vecchie e malconcie finestre vengono sbarrate provvisoriamente da assi di legno (“Blind window series”), o dai primi piani di pareti scrostate che creano bizzarri giochi di linee di forza, oltre a possedere una forte valenza psicanalitica.

Pittura

Il rimando alla pittura è quindi una forte componente, che guarda anche agli approcci degli artisti ottocenteschi: “Mimic”, appunto, o “After ‘Spring Snow’, by Yukio Mishima”, e non in ultimo, nei pochi ma meravigliosi scatti in bianco/nero, nei quali ad esempio,  i paesaggi aridi rappresentati duarnte un viaggio in Sicilia o dei luoghi rocciosi, assumono le sembianze di superfici ruvide, molto simili ai ‘cretti’ del grande pittore italiano Alberto Burri.


Jeff Wall | Actuality

Curator: Francesco Bonami

19 marzo – 9 giugno 2013

Mostra visitata il 19 marzo 2013

PAC | Padiglione d’Arte Contemporanea

Via Palestro 14, Milano

Jeff Wall è nato a Vancouver (Canada) nel 1946, vive e lavora a Vancouver.

Mostra Official

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Our collective visual-imaginary is made of ‘frames’: thousands, millions of images daily flashing.

Most of them seems to be meaningless; a few others remain imprinted in our memory.

Just moments, it seems, but still often very significant because they are tied to specific contexts or for some personal reasons, made of small or great emotions or non-emotions.

Jeff Wall, famous pioneer of the ‘Vancouver School’, since thirty years tries to put back our memory to these moments with his work: his shots are like emotional boxes staged by feelings and concepts that only few are able to pass by photographic technique. Not beauty, not technical virtuosity, ‘no photography’, as the artist says, but minimal stories of small and sometimes mysterious stories, to watch for understanding.

Pic_1_JW_Insomnia,-1994“INSOMNIA”, 1994 / Lightbox, 172 x 213.5 cm

The PAC-Contemporary Art Pavilion in Milan finally dedicates a true retrospective to the Canadian artist, where we can find celebrated works, but also a never released series, that highlights issues sometimes introverts and more reflexive through a journey made ​​up of 42 works by great and small sizes.

Pic_2_JW_In-front-of-a-nightclub,“IN FRONT OF A NIGHTCLUB”, 2006 / Lightbox, 226 x 361 cm

For the artist the photographic work is something that needs you to make some changes by means of digital techniques, but surprisingly, this is not obvious in his art. Indeed, many of the themes he shows are related with a very conceptual approach to nature or landscapes by a ‘promotional’ language.

Pic_3_JW_Mimic,-1982

“MIMIC”, 1982 / Light box, 198 x 228.5 cm

Particular attention deserve the issues that explore social, political, and urban reality in its shades made ​​of violence, poverty and tensions, sometimes just referred at individual introspective: perfect examples are works like “Mimic”(1982), showing the tension of possessiveness and attitude to racial discrimination, or “A man with a rifle”, where a blooded rag lets us think something horrible happened, without reasons or evidence documented.

Pic_9_JW_After-'Spring-Snow',-by-

“AFTER ‘SPRING SNOW’, BY YUKIO MISHIMA, CHAPTER 34”, 2000-2005 /Color print, 57.5 x 74 cm

The choice of using the exhibitors ‘light box’ backlight, clearly refers to the billboards seen mainly during his travels in Europe and that we can find on the streets. This contrasts, quite charming, with a melancholy delicacy through which close-ups of small details of the forgotten corners of the street are captured, as in “Clipped Branches, E. Cordova St., Vancouver”, where the subject becomes the redundants roots of any tree, cut brutally.

Pic_4_JW_Clipped-Branches,-E.-Cor
“CLIPPED BRANCHES, E. CORDOVA ST., VANCOUVER”, 1999 / Light box, 71.8 x 89 cm

Very significant is the compositional approach through which the artist is dedicated, with strong references to the geometries of the constructivist painting and abstract of the past, just like in the inedit series in which old windows are barred from wooden boards (“Blind window series”), or close-ups of peeling walls that create bizarre games of lines of force, as well as having a strong psychoanalytic valence.

Pic_5_JW_Young-man-wet-with-rain,“YOUNG MAN WET WITH RAIN”, 2011 / Silver gelatin print, 147 x 263 cm

The reference to the painting is therefore a strong component, which also looks to the approaches of nineteenth-century artists: “Mimic”, again, or “After ‘Spring Snow’, by Yukio Mishima” , and last but not least, in the few but wonderful black&white shots, with dry landscapes taken during a trip to Sicily or rocky places, showing the form of rough surfaces, very similar to the ‘Cretti’ of the great Italian painter Alberto Burri.

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“A SAPLING SUPPORTED BY A POST”, 2000 / Light box, 56.2 x 47 cm


Text by: Riccardo Modolin