The icelandic cinema section at RIFF – Reykjavik International Film Festival is a vital part of the entire event.

It seems like everything that might be related to art is a good way to success in Iceland, and cinema is not different. It’s a field where beautiful locations, interesting people and artists full of different talents generate a unique mix that deserves worldwide attention. And we want to bet on that.

So this is our awards for icelandic movies in this RIFF’s edition:

  1. The start-up kids: directors V. Halldórsdóttir and S. Vilhjálmsdóttir shot this inspiring documentary about young web entrepreneurs across Europe and the States, the ones that “changed the web” and doing that, changed their life and the world itself: stories and interviews of VimeoSoundcloudDropbox and other successful businesses are shown to awaken the spirit of young people spread around the globe.
  2. I’m in a band: music plays a major role in icelandic way of living and the movie directed by  T. Griffin and C. Renaux perfectly fit the situation. The bizarre musical reality of this island far from everything but in the meantime meeting point between Europe and USA, is shown with great care and attention to detail. We actually get the chance to know some of the bands playing at Iceland Airwaves Festival 2012.
  3. Imagine peace: Yoko Ono had a wonderful peace project since 40 years. It was realized in 2007 and Reykjavik was the perfect location: a “light tower” as a World Peace message. The Peace tower realization is documented by A. Alexander and E. Magnússon as never seen before.

 

A very special mention from our little jury goes to The Final Member (by J. Bekhor and Z. Math) inspired by the Icelandic National Phallological Museum and the struggle of its founder (Sigurdur Hjartarson) to find the “missing member” to his collection: the human penis. The search for donors seems to be ended up with two serious pretenders: an icelandic adventurer and an eclectic american famous for his website about his member “Elmo”.


Immancabile, visto anche il successo nelle precedenti edizioni del RIFF, una sezione dedicata al cinema islandeseIcelandic Panorama.

Come tutti i settori artistici in Islanda, anche il cinema sta vivendo un periodo di rinascita caratterizzato dal grande fermento giovanile, nonché dalle infinite possibilità offerte da un Paese così bizzarro e indipendente in costante ascesa dopo la crisi del 2008.

Ecco il nostro podio per quest’anno:

  1. The start-up kids: il documentario dei registi V. Halldórsdóttir e S. Vilhjálmsdóttir si concentra sui giovani imprenditori del web che in Europa e negli USA “ce l’hanno fatta”: le storie dei fondatori di VimeoSoundcloudDropbox e altre realtà dirompenti a livello mondiale riescono a risvegliare in tutti lo spirito imprenditoriale sopito sotto anni di omologazione sociale.
  2. I’m in a band: la musica ha senza dubbio un ruolo primario nella vita di tutti i giovani islandesi, e questo emerge con prepotenza nelle immagini dirette da T. Griffin e C. Renaux. La bizzarra realtà musicale di quest’isola lontana da tutto ma al contempo terra di mezzo tra l’Europa e gli States ci porta a conoscere alcuni artisti che si esibiranno all’Iceland Airwaves Festival di Novembre.
  3. Imagine peace: Yoko Ono ci porta per mano alla scoperta di un suo progetto di oltre quarant’anni fa, realizzato solo nel 2007 in Islanda: una “torre di luce” che fungesse da messaggio di Pace a livello mondiale. Sotto la direzione di A. Alexander e E. Magnússon, scopriamo alcuni aspetti della lotta per un Mondo di pace e giustizia intrapresa dall’artista giapponese e dal marito John Lennon.

Menzione speciale della nostra piccola giuria va al film The Final Member (di J. Bekhor e Z. Math) che si ispira al Museo Nazionale del Pene, presente qui in Islanda. Avete capito bene, un museo fallologico che contiene i falli di variegate specie animali, tranne una: quella dell’homo sapiens. Il suo fondatore Sigurdur Hjartarson illustra la ricerca dei donatori di questo “membro finale” che sembra aver raggiunto un punto cruciale: scegliere quello di un avventuriero islandese o quello di un eclettico americano che chiama il suo fallo “Elmo”?