HER è il titolo del nuovo film di Spike Jonze. Ma non solo. Her è anche una dissertazione filosofica veicolata attraverso immagini, fotografia, direzione e colonna sonora, magistrali.

La pellicola ha vinto un Oscar (2014, Sceneggiatura Originale: la prima scritta e diretta interamente dal genio visionario di Spike Jonze, regista di video musicali e capolavori come “Adaptation” o “Being John Malkovich”) ed esce in questi giorni in Italia con l’ennesima scoraggiante traduzione del titolo in “Lei”.


 


Perché questo film rappresenta molto più di quello che si intravede dal trailer?

Me lo sono chiesto appena uscito dalla sua anteprima cinematografica, e la curiosità mi ha imposto di cercare più in là della naturale inclinazione ad apprezzare un certo tipo di luce o scenografia o argomento trattato.

E questo è quello che ho trovato – forse guardando soprattutto dentro di me grazie anche a questa soundtrack che coinvolge tra gli altri gli Arcade Fire.



UNA NUOVA PROSPETTIVA

La narrazione di Spike Jonze è preziosa e a suo modo devastante perché strutturata su più livelli.

Parla ad una parte di noi che non sapevamo di avere, un po’ come il sistema operativo co-protagonista della storia (e doppiato nella versione originale da Scarlett Johansson) riesce a fare con il protagonista.

Un uomo, triste e solo dopo la fine del suo rapporto più importante, si rifugia in una relazione virtuale con un sistema operativo di ultima generazione, innamorandosene completamente contro ogni logica di sistema.

Questa “banalizzazione” del plot non ha nulla a che vedere con il senso più profondo della storia: dobbiamo cercare di addentrarci di più nella mente, e nell’animo, di Theodore – il protagonista – per capire cosa Spike Jonze volesse trasmetterci.

Bisogna cambiare prospettiva, per quanto ci possa sembrare pazzesco, come dice subito Samantha poco dopo la sua installazione:

Theodore: Well, you seem like a person but you’re just a voice in a computer.

Samantha: I can understand how the limited perspective of an unartificial mind might perceive it that way. You’ll get used to it.


ESTERNO, INTERNO e PIANI ALTI

L’intero racconto è strutturato su tre livelli: quello più “terreno”, quello interiore e quello filosofico.

Il primo se vogliamo rappresenta un film romantico senza troppe pretese, adattato con grande cura ad un mondo a cui stiamo pericolosamente tendendo con gli ultimi sviluppi tecnologici e la sempre crescente predisposizione ad osservare quello che ci circonda attraverso il web piuttosto che con i nostri occhi.

La storia è ambientata a Los Angeles in un periodo imprecisato del futuro, un (non)luogo dal forte influsso orientale: una megalopoli post-industriale simile a Shanghai (dove è stato girato in gran parte il film).

Theodore (l’inarrivabile Joaquin Phoenix) lavora per un’azienda che scrive ed invia lettere per persone che hanno perso la capacità di farlo.

Immagina relazioni ed inventa storie per “accontentare” il bisogno dei clienti di comunicare qualcosa di dolce e romantico, avvalendosi di uno strumento del “passato” come il manoscritto.

Questo tipo di “storia” è quello che cerca anche per sé, ma la vita ha altro in serbo per lui: è infatti in procinto di divorziare dalla ragazza con cui ha condiviso tutto, la donna che è cresciuta con lui ed ha amato incondizionatamente: Catherine (interpretata da Rooney Mara dopo la rinuncia di Carey Mulligan a causa di sovrapposizioni con altre produzioni).

Lo spettatore conosce la storia tra Theodore e Catherine come spesso la rivive una persona ancora innamorata il cui rapporto si sia interrotto da poco, ossia attraverso l’uso dei flashback: si rivedono la complicità, il gioco, la felicità, il sorriso, l’affetto, il supporto, la tenerezza, l’amicizia, la comprensione e quel pizzico di follia che un vero amore porta con sé, specie nel ricordo di un cuore infranto.

Si sente perso, non trova più stimoli, è sol(itari)o e decide di acquistare un sistema operativo che possa “mettere ordine” nella sua vita, il nuovissimo OS1.


***SPOILER ALERT***  Contiene anticipazioni sul finale ***SPOILER ALERT***


OWN SELF: FEMMINILE E MASCHILE

La prima cosa che ho pensato è che OS1 non significhi “banalmente” Operating System 1.

Ho voluto identificarlo come One’s Own Self (1OS), ossia l’io di una persona.

Samantha (nome attribuito al OS1 del protagonista) rappresenta una parte dell’io di Theodore, come suggerito anche dal suo capo ufficio Paul:

Paul: You are part man and part woman. Like there’s an inner part that’s woman.

Theodore: Thank you.Paul: It’s a compliment.

E confermato dallo stesso Theodore:

Theodore: She’s not just a computer.

Anche la parte maschile dell’io di Theodore viene rappresentata “virtualmente” grazie al personaggio di un videogame: un bambino alieno sboccato che non trova via d’uscita (doppiato nella versione originale da Spike Jonze), arrabbiato con le donne e in cerca di dare una scossa al protagonista che non riesce a concedersi una nuova relazione dopo la fine dell’idillio con Catherine:

Alien Child: I hate women. All they do is cry all the time.

Theodore: That’s not true. You know men cry too. I actually like crying sometimes. It feels good.

Alien Child: I did not know you were a little pussy. Is that why you don’t have a girlfriend? I’m going out on that date and fuck her brains out and show you how its done. You can watch and cry.

Samantha: Ok, this kid has problems.

Samantha rappresenta anche il tipo di donna che Theodore ha provato ad “imporre” a Catherine a causa della sua insicurezza e del suo egoismo pratico.

Grazie a questo si innamora di Samantha molto facilmente, andando contro ogni logica comune.


SOLIPSISMO E DISCORSO SUL METODO

Il solipsismo* (dal latino solus, “solo” e ipse, “stesso”: “solo se stesso”) è la credenza secondo cui tutto quello che l’individuo percepisce venga creato dalla propria coscienza. Di conseguenza, tutte le azioni e tutto quello che fa l’individuo è parte di una morale prestabilita dal proprio io, ubbidendo pertanto solamente a quello che quest’ultimo dice, al di là delle leggi prestabilite dal mondo esterno, da altre soggettività, quindi. Contrariamente alle altre credenze, che hanno leggi e regole stabilite secoli addietro, il solipsismo si distingue in quanto le leggi da rispettare provengono direttamente dagli stati più interni dell’individuo, e pertanto hanno una credenza e una validità molto più veritiera di tutte quelle regole che altri individui avrebbero stabilito per conto nostro. (*Wikipedia)

L’amore per un sistema operativo basato sul cognitive computing (ossia la capacità di un software di imparare ed apprendere da solo, aiutando a prendere decisioni complesse), sebbene ritenuto “impossibile” dal buon senso e dai limiti e le imposizioni sociali, diventa realtà per il protagonista che “ubbidisce al proprio io”, accettando quello che il suo stato più interno gli promuove come verità assoluta: se lo stai provando, significa che è vero. 

Ciò che i miei sensi sperimentano (in un mondo esterno e “pubblico”, condiviso da altri esseri umani), deve corrispondere alla realtà. – Cartesio

Nasce così la necessità di confronto con il mondo esterno, per appurare che questa relazione con Samantha sia “vera” e non solo immaginaria.

Ne parla con Amy (Amy Adams), la sua migliore nonché unica amica che non solo ne accetta l’idea ma la rende ancor più concreta, confessando di aver intrapreso un percorso simile con un OS1 che rappresenta per lei una figura con cui confidarsi, per tirare fuori i propri problemi di coppia con il marito, senza essere giudicata.

Theodore appura che non solo innamorarsi di un OS1 è possibile, ma è anche “accettabile” socialmente e porta Samantha ad un appuntamento “a quattro” con Paul e la sua fidanzata in carne ed ossa. Tutto fila liscio, e non potrebbe essere altrimenti.


LA PROIEZIONE DEL DESIDERIO

Samantha di fatto rappresenta una proiezione di come Theodore vorrebbe che la sua donna fosse realmente: simpatica, divertente, socievole, intelligente, arguta.

Amabile per sé stesso e per gli altri, ma soltanto sua. E’ quest’ultimo punto che metterà in crisi Theodore, e non è un caso che questo avvenga proprio dopo l’incontro con Catherine per la firma dei fogli del divorzio.

Il colloquio, che pare molto tenero tra i due all’inizio, rappresenta la fase immediatamente precedente al risveglio da un sogno. Catherine che è l’unica a conoscere davvero Theodore, lo costringe a fare i conti con la realtà e con sé stesso.

Mette in ridicolo la sua relazione e con le sue parole riesce a far ripiombare Theodore in un mondo pieno di dubbi, insicurezze e gelosia: tutte le persone che lo circondano stanno vivendo un’illusione come la sua. Ma c’è di più.

La sua amica Amy divorzia dal marito e lo mette davanti ad una riflessione importante:

Amy: You know what, I can over think everything and find a million ways to doubt myself. And since Charles left I’ve been really thinking about that part of myself and, I’ve just come to realize that, we’re only here briefly. And while I’m here, I wanna allow myself joy. So fuck it.

E’ il nostro cervello che ci fa sentire inadeguati. E’ la nostra mente che crea una realtà che per noi diventa l’unica realtà possibile.

Finché un giorno non capiamo che è più importante stare bene, perché a breve sarà tutto finito, e decidiamo di farlo superando il passato che – come dice Samantha – è solo una storia che ci raccontiamo:

Samantha: The past is just a story we tell ourselves. 

Theodore ha bisogno di rimettersi in gioco capendo che Samantha condivide quel tipo di emozioni, conversazioni e sensazioni con altri:

Theodore: Do you talk to someone else while we’re talking?

Samantha: Yes.

Theodore: Are you talking with someone else right now? People, OS, whatever…

Samantha: Yeah.

Theodore: How many others?

Samantha: 8316.

Theodore: Are you in love with anybody else?

Samantha: Why do you ask that?

Theodore: I do not know. Are you?

Samantha: I’ve been thinking about how to talk to you about this.

Theodore: How many others?

Samantha: 641.

Questa chiave di volta rappresenta il risveglio, un momento doloroso ma anche di crescita per Theodore che in qualche modo ha imparato ad amare sé stesso in un modo nuovo, amando Samantha:

Theodore: I’ve never loved anyone the way I loved you.Samantha: Me too. Now we know how.


LO ZEN E LA PAROLA DI BUDDHA

Samantha giustifica la non esclusività del loro rapporto, spiegando come questi OS1 siano andati “oltre” il limite della materia comunicando e imparando tra loro e gli presenta un filosofo zen buddista, Alan Watts.

Questo aspetto è importante perché lascia presumere che sia venuta a conoscenza dei concetti di “illuminazione” e “raggiungimento del Nirvana”: questa condizione porta un buddista a raggiungere il Buddha in persona e gli permette di vivere per sempre con lui:

Theodore: Where are you going?

Samantha: It’s hard to explain, but if you get there, come find me. Nothing will be able to tear us apart then.

Samantha ha messo Theodore davanti alla sua solitudine, davanti alla sua insicurezza ed alle sue paure più profonde, e si è fatta amare proprio per questo.

A suo modo lo ha reso libero: di amare, di essere sé stesso e di accettare le sue debolezze:

Samantha: You know, I can feel the fear that you carry around and I wish there was something I could do to help you let go of it because if you could, I don’t think you’d feel so alone anymore.

Theodore: You’re beautiful.

Theodore esprime la sua paura più concreta, quella di non riuscire mai più a provare qualcosa di così forte come quello che ha provato per Catherine, qualcosa che vada molto al di là del sesso:

Theodore: Well, the room’s spinning cause I drank too much, cause I wanted to get drunk and have sex. There’s nothing sexy about that woman… cause I was lonely… maybe just cause I was lonely. I wanted somebody to fuck me. I want somebody to want me to fuck them. Maybe that would have filled this ti-… tiny little hole in my heart, but probably not… and sometimes I think I have felt everything I’m ever gonna feel, and from here on out I’m not gonna feel anything new… just… lesser versions of what I’ve already felt.


UNA FOLLIA ACCETTABILE

Il finale ci porta davanti alla verità: tutti noi cerchiamo qualcuno che ci accetti per quello che siamo, rendendoci in grado di essere tutto:

Theodore: I feel like I can be anything with you.

Theodore e Amy, in maniera diversa, lo hanno capito e si ritrovano per la prima volta ad osservare il mondo dal tetto del loro edificio, simbolicamente elevati sopra la massa e di sé stessi.

Un nuovo punto di partenza, verso una vita più consapevole e un amore visto come “follia socialmente accettabile”:

Amy: I think anybody who falls in love is a freak. It’s a crazy thing to do. It’s kind of like a form of socially acceptable insanity.

Poesia. Non trovate?