Le settimane passano e il progetto #ReverseNostalgia, il viaggio in Giappone che sto affrontando con il supporto di Leica Store Firenze, DATE Sneakers, SPEKTRE, Reinhard Plank e Ron Dorff, prende forma e cambia in base alle esperienze, alle persone, alle occasioni che mi si presentano sulla strada.

Dopo i primi tempi passati sotto le burrasche portate dalla stagione delle piogge, l’esplorazione dell’entroterra e dei piccoli paesi disseminati nei dintorni di Tokyo (fino alla prefettura di Gunma dove ho avuto modo di assaggiare i migliori Dorayaki del Giappone) sono stato ospite di uno dei più famosi ed esaltanti Summer Festival di tutta l’Asia: il Fuji Rock Festival 2015.

Vivere il Fuji Rock è quel tipo di esperienza che sogni per tutta la vita se sei un assiduo frequentatore di Festival in giro per il mondo, ed essere invitato come media partner ha reso il tutto ancor più carico di aspettative: vi ho già parlato della location pazzesca e della line-up da urlo, adesso è il momento di entrare nello specifico e di condividere con voi alcuni dei momenti più bizzarri, più curiosi, più indimenticabili e unici di un evento molto diverso da come me lo sarei immaginato, ma non per questo meno entusiasmante. L’organizzazione del Festival mi ha permesso di scattare poche foto, a dire il vero: anzitutto mi è stato severamente proibito di scattare foto al pubblico, una cosa piuttosto assurda dato che i primi a voler essere fotografati in gran parte delle occasioni erano proprio i ragazzi presenti – e molto divertiti dal vedere un fotografo occidentale in mezzo a tutti gli altri -, rendendo il “problema” quasi esclusivamente del management. Quello che invece mi ha sconvolto è stato il divieto di fotografare in toto le band Giapponesi: non ho quindi potuto realizzare un vero e proprio reportage sulle J-Rock band presenti al Fuji Rock e mi sono dovuto “accontentare” di scattare con artisti del calibro di Motörhead, Muse, Foo Fighters, FKA Twigs, Of Monsters and Men, Ryan Adams, Flume, Johnny Marr (The Smiths), Jenny Lewis e Deadmau5, non proprio gli ultimi della fila comunque! Ecco quindi un mini-report di quello che ho visto sul palco, prima di passare al racconto di quello che ho vissuto durante la tre giorni di Festival Giapponese.


MOTÖRHEAD

Iniziamo subito da un concetto semplice, ma mai banale: “We are Motörhead and we play fucking rock and roll”. Sono queste le prime parole che il più duro, ruvido, potente Rocker del globo (Ian Frazer) Lemmy Kilmister rivolge al pubblico del Fuji Rock Festival facendo il suo ingresso sul palco: dotato di un basso elettrico scolpito a fuoco su cui sono tese quattro corde pregne di dolore, tatuaggi che fanno il loro ingresso trionfale uscendo da maniche di camicia arrotolate, cappello con teschio e sciabole incrociate, jeans striminziti molto aderenti con cinghie e cinture in pelle dotate di immancabili croci celtiche a profusione aizza il pubblico parlando dietro a dei poderosi baffi a manubrio collegati a inconfondibili basette. Una birra ghiacciata ha il suo alloggiamento dedicato sull’asta del microfono mentre i suoi compagni di palco Mikkey Dee e Phil Campbell sono pronti a polverizzare i timpani degli ascoltatori con una scaletta di ben 14 generosi pezzi che spaziano tra i quarant’anni di carriera tritaossa del gruppo Heavy Metal Inglese (sebbene, come avrete capito dalle parole introduttive di Lemmy, gli stessi preferiscano chiamare il loro groviglio di suoni e distruzione semplicemente Rock&Roll): uno dei migliori concerti dell’intero evento, senza ombra di dubbio. Ecco la set list completa: We Are Motörhead, Damage Case, Stay Clean, Metropolis, Over the Top, (Phil Campbell’s Guitar Solo), The Chase Is Better Than the Catch, Rock It, Lost Woman Blues, Doctor Rock, Just ‘Cos You Got the Power, Going to Brazil, Ace of Spades, Overkill. Pur non essendo un fan del genere, ho ricevuto una vera e propria onda sonora, uno Tsunami di note che mi hanno bombardato sottopalco come mai era successo prima, rendendo lo spettacolo un evento fuori dal mondo. I Giapponesi presenti nelle prime file, dotati di ogni possibile gadget targato Motörhead, erano nell’ordine: frastornati, in lacrime, esagitati, paralizzati con le pollici, indici e mignoli tesi e divertiti da tutto quello che stava accadendo: uno show sovrannaturale per una band di “vecchietti” del rock. Mica male ragazzi!

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We shoot power to your heart, a mighty thunderbolt We charge all batteries, we save your soul We don’t know when we’re licked, But we turn lead into gold We know alchemy, we bring you rock and roll We are the ones you love, or we’re the ones you hate We are the ones always too early or too late We are the first and we just still might be the last We are Motörhead – born to kick your ass

We bring the firestorm to brighten up your life We mend all broken hearts, we cure all pain We bring you attitude and razor teeth to bite We bring machine gun law and we’re the ones to blame  We are the ones you need, the ones that you despise We are the ones who wanna poke you in the eye We are the future, baby, used to be the past We are Motörhead and we don’t have no class…

We bring you UFOs, saucers in the sky We shoot you full of noise, we aim to kill We burn like motherfuckers, spit right in your eye We fight authority, we glorify free will We are the ones you heard of, but you never heard We are electric prophets, here to twist the world We are the flame at night, the fire in the trash We are Motörhead, we are Motörhead We are Motörhead, we are Motörhead We are Motörhead, we are Motörhead!


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