Leggimi, per imparare ad amarmi; anima curiosa che soffri. – Charles Baudelaire

Un romantico senso di conclusione permea ‘Blue Days’, il nuovo entusiasmante lavoro analogico del fotografo Andrea Buia. E’ una dichiarazione d’amore che implora d’esser letta dalle labbra aggrovigliate di un’anima timida e solitaria. Ci sono strati di colore che si depongono sulla figura densa di fascino ed emozione di Beatrice Angelini, una statuaria musa ammantata di mistero e accarezzata da brividi trasparenti che la rendono sfacciatamente fragile nelle sue movenze cristallizzate in attimi di eterno. Una bellezza disarmante, sorprendente, come un pugnale d’argento pronto a conficcarsi tra le scapole nude dell’osservatore.

La sua presenza è magnetica, pallida ma al contempo splendente, rassicurante, silenziosa. Eterea, surreale, quasi esoterica mentre danza cristallizzata sull’intimidatorio pianeta tutelare della malinconia: un Saturno desolato e velenoso pronto a tradire il fato. Irrimediabilmente, senza pietà, con uno sguardo suadente di indiscreta femminilità. La sensazione è quella di voler trattenere l’espressione dei suoi bulbi cerulei tra la palpebra e la pupilla, appiccicando la sua presenza alla nostra visione del mondo. Per sempre.

Beatrice Angelini _ Andrea Buia _ Blue Days _ Reykjavik BoulevardBeatrice Angelini _ Andrea Buia _ Blue Days _ Reykjavik BoulevardBeatrice Angelini _ Andrea Buia _ Blue Days _ Reykjavik Boulevard

Addentrarsi nell’ignoto passando attraverso gli aspetti più intimi di questo lavoro, degno risultato di processi chimici ed emotivi vivaci e pregni di cromatismi indimenticabili, è come scagliare una lucida pietra levigata contro lo scrigno del tempo. E’ un sogno che si erge duro e impassibile sulla via del mattino, visibile solo all’ignaro passante che si ritrovi ad osservarlo con entrambi gli occhi sgranati, facendo insinuare la sua oscena voluttà tra lacrime e gocce di rugiada.

La validità di quest’opera scattata su pellicola 35mm e sviluppata dallo stesso fotografo in camera oscura (Tetenal C-41 processing process) è indiscutibile.

Andrea Buia ci restituisce l’immagine di un’anima che ogni uomo, o donna, o essere vivente dal cuore pulsante vorrebbe poter lasciare – almeno una volta – per aspirare un giorno a tornare là dove si era abbandonata, ritrovandola rinnovata da una carica sentimentale così devastante e distruttiva. Beatrice Angelini è capace di farci perdere con la sua giovane freschezza in un istante d’infinito grondante di bile nera, con un orgiastico senso di attesa insoddisfatta da saziare nei lembi di uno spazio piegatosi al desiderio. L’amore per lei cresce immagine dopo immagine, ingravidandoci il pensiero con il seme squisito del fascino. Poeti hanno scritto i versi migliori pensando alle sue labbra, anche senza averla mai conosciuta, trattenendo con la fantasia un’idea del suo leggiadro equilibrio angelico. Perché in fondo è proprio questo che fa l’amore: ti sorprende con il germe della passione, per poi trucidarti l’anima con la caducità dello splendore.

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Beatrice Angelini _ Andrea Buia _ Blue Days _ Reykjavik Boulevard

Il mio sogno familiare

Io faccio spesso questo sogno strano e penetrante
d’una misteriosa donna, che amo, e che m’ama,
e ch’ogni volta non è mai sempre la stessa,
né mai del tutto un’altra, e m’ama e mi comprende.

Si, mi comprende, e il mio cuore, trasparente,
per lei sola, ah! cessa d’essere un problema
per lei sola, e il madore della mia livida fronte,
lei solo lo sa rinfrescare, piangendo.

È ella bruna, bionda o rossa? — Io l’ignoro.
Il suo nome? Ricordo ch’è dolce e sonoro
come quello degli amanti dalla Vita esiliati.

Il suo sguardo è simile a quello delle statue,
e, la sua voce, lontana, calma, e grave, ha
il suono delle care voci ormai estinte.

PAUL VERLAINE, Poèmes Saturniens (1866)

Mon rêve familier

Je fais souvent ce rêve étrange et pénétrant
D’une femme inconnue, et que j’aime, et qui m’aime,
Et qui n’est, chaque fois, ni tout à fait la même
Ni tout à fait une autre, et m’aime et me comprend.

Car elle me comprend, et mon coeur transparent
Pour elle seule, hélas! cesse d’être un problème
Pour elle seule, et les moiteurs de mon front blême,
Elle seule les sait rafraîchir, en pleurant.

Est-elle brune, blonde ou rousse? Je l’ignore.
Son nom? Je me souviens qu’il est doux et sonore,
comme ceux des aimés que la vie exila.

Son regard est pareil au regard des statues,
Et, pour sa voix, lointaine, et calme, et grave, elle a
L’inflexion des voix chères qui se sont tues.

PAUL VERLAINE, Poèmes Saturniens (1866)

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CREDITS

Photos by: Andrea Buia

Model & Make-Up: Beatrice Angelini

Styling by: Ilenia Urso

Hairstyling by: Manuel Zapparoli & Matteo Stach

Wardrobe: Black Fur by Sisley, Culottes by Yamamay, White Dress by Asos, Black Shoes by H&M, Handmade Vintage Pink Sweater, Handmade Egyptian-Style Cloth Collar.