Si sa, Torino è tra le città più ricche di talento in Italia per la musica.

E proprio un Torinese (Dade dei Linea 77Leggi qui l’intervista) ci ha fatto scoprire l’artista di cui vi parliamo oggi.


“Io mi dissolverò • Come il bianco di un’onda • Che il tempo non ha • Di capire come sta”


Questi versi, semplici ma al contempo incisivi, sono estrapolati da “Filo d’erba”, il singolo di lancio del terzo album di Bianco, un giovane cantautore TorineseRegistrato per lo più in Piemonte – al Mam Recording studio di Cavallermaggione (CN) -, Guardare per aria” è un piccolo ma luminosissimo gioiello scagliato con forza da una delle etichette indipendenti più interessanti sul panorama nazionale (la INRI Torino) sul mercato discografico Italiano.


 

 

Questo disco è davvero delicato come un filo d’erba. I testi hanno la capacità di farti sentire in un parco, con il sole, il caldo, la serenità e il sorriso.

Ed è proprio per questo che ho scelto di descriverlo senza attingere ad affinità artistiche o etichette – come (troppo) spesso chi parla di musica si sente obbligato a fare -, pescando dal mio passato in viaggio con un racconto che corre parallelo all’esperienza di un ascolto: ero a Stoccolma, in vacanza, era agosto ed il tepore di un tramonto nordico mi abbracciava delicatamente; mi sono ritrovata al giardino del cimitero monumentale, Skogskyrkogården, assieme alla mia migliore amica. Siamo salite sulla collinetta che lo sovrasta, ci siamo stese, ci siamo messe ad ascoltare ognuna la propria musica e a guardare il cielo. Libere. Spensierate. Appagate. Dopo venti minuti ci siamo rese conto che quello era uno dei posti più belli che avessimo mai visto. Ed uno dei momenti più belli e strani che avessimo vissuto.

L’album di Bianco è esattamente così; sorprendentemente bello, amichevole, sognatore, ottimista, spensierato, denso di ricordi e speranzoso.

“Guardare per aria” è uscito lo scorso 3 Febbraio e potete già apprezzarlo eseguito in un tour assolutamente da non perdere.

Un assaggio dell’esperienza che vi potrete riportare a casa da un live di Bianco ce la regala Sofar Sounds (ci cui vi avevamo parlato tempo fa • Scopri di cosa si tratta). E anche VEVO Dscvr ha ospitato l’artista torinese (guarda il live qui)
Un altro regalo è il download gratuito di “Corri Corri”, disponibile ancora per poco sullo Store Digitale di INRI Torino: trovate il link più in basso insieme ai testi dell’album “Guardare per Aria”.

Quello che aggiungiamo noi oggi è un’intervista esclusiva che ci permette di conoscere meglio Alberto che, già dalla prima domanda, ci spiega senza troppi giri di parole e con grande onestà chi è Bianco.


BIANCO
[biàn-co] (pl. m. -chi; f. -ca, pl. -che) • A agg.

Del colore che rappresenta la somma dei sette colori dell’iride, percepito come il più luminoso, il più limpido, il più chiaro.


Ciao Alberto, raccontaci chi è Bianco!

Bianco è un ragazzo di trent’anni, innamorato della musica bella e che vorrebbe trasmettere emozioni con la sua.

Da pochissimo è uscito il tuo terzo album “Guardare per aria”, sotto l’etichetta INRI. I suoni punkrock sono decisamente svaniti per far entrare un suono più intimo e maturo: cosa è successo? E’ cambiato il processo di scrittura?

Eh eh, il punkrock rappresenta le mie origini quindi ne rimarranno tracce per sempre, per questo disco ho deciso di affidare la produzione artistica a Riccardo Parravicini e insieme siamo riusciti a dare un vestito più adatto alle mie canzoni. Sono fiero di questo gradino che abbiamo fatto perché rappresenta una crescita, la scrittura del disco è avvenuta più o meno come per i due precedenti mentre per la produzione sono cambiate tante cose, in meglio ovviamente.

Nell’album ci sono collaborazioni e contributi da parte di artisti italiani come Levante, Nadàr Solo e anche un po’ di Niccolò Fabi. Quanto è autobiografico e qual è stato il contributo che hanno apportato nella stesura dei testi e della musica questi bravissimi artisti?

Levante e i Nadàr mi hanno aiutato in un paio di pezzi a scrivere il testo mentre gli altri hanno dato un contributo musicale. I miei amici romani hanno suonato interamente una canzone, “Le dimensioni contano”, e il sound è quello lì. Quello romano, di cui io sono innamorato da sempre.

Il tuo album sembra un invito a sognare. In una città frenetica come Torino, come sei riuscito a sviluppare queste immagini che richiamano il sogno, la natura, la libertà? Hai un posto preferito in cui riesci a scrivere le canzoni più facilmente?

Torino è una città frenetica ma che offre molti spazi che sembrano lontani chilometri pur essendo in città.

Mi piace scrivere immerso nei panorami e nei profumi di alberi ed erba. Da pochi mesi ho la fortuna di abitare in una casa con un panorama mozzafiato che mi ha “aperto” il cervello. Da lì vedo meglio quello che succede dentro e fuori di me.

Sentendo l’album l’impressione che si ha è che tu sia proiettato al futuro ma che ci sia ancora una forte attenzione al tuo passato. Qual è la storia personale che c’è dietro l’album? Cosa ha influenzato di più “Guardare per aria”? 

La ricerca di consapevolezza rispetto alle esperienze vissute e a quello che rappresentano nel presente e che rappresenteranno nel futuro.

Insomma, guardare per aria per guardarsi dentro e tirare le somme di quello che è stato e immaginarsi quello che potrebbe essere.

Il tour italiano sta per iniziare. Cosa ci dobbiamo aspettare, ma soprattutto quali sono le tue aspettative? C’è una data che ti fa più “paura” delle altre?

Il tour sta iniziando, stiamo provando per tirare su uno spettacolo vero e non semplicemente una scaletta in cui eseguiamo una lista di canzoni. Ci sono tante date in tanti bei locali in giro per tutta l’Italia e non saprei dirti una data che mi fa più paura di altre, forse Torino ma semplicemente perché è la mia città ed è dove probabilmente le persone hanno un’aspettativa più alta.


GUARDARE PER ARIA • Tour 2015

27 Febbraio: Locomotiv – Bologna (opening Colapesce)
13 Marzo: Piccadilly – Chiaravalle (AN)
14 Marzo: Bar Chupito – Perugia
15 Marzo: Upcycle – Milano
21 Marzo: CAP 10100 – Torino (con Pagliaccio e Cortex)
22 Marzo: Tetris – Trieste (con Cortex)
26 Marzo: Depero Club – Rieti
27 Marzo: Onda Sonora – Angri (SA)
28 Marzo: SMAV – Caserta
29 Marzo: Dopolavoro Ferroviario – Sapri (SA)
9 Aprile: Vecchio Caffè Amoia – Giovinazzo (BA)
10 Aprile: Zena – Campagna (SA)
11 Aprile: Capanno Blackout – Prato [Guarda il video del live]
22 Aprile: Ohibò – Milano
23 Aprile: ‘Na cosetta – Roma
25 Aprile: Soul Kitchen – Sulmona
8 Maggio: Dejavù – Sant’Egidio alla Vibrata (TA)
9 Maggio: Secret Concert – Novara
14 Maggio: P.zza Martiri della libertà – Santena (TO)


INRI e Bianco vivono in simbiosi da anni. Com’è nato il rapporto con l’etichetta e come riesci a gestire il tuo ruolo di cantautore e produttore?

INRI è la mia famiglia e non lo dico in maniera retorica, è davvero così. Mi sento al sicuro con loro perché so che stanno facendo un lavoro bellissimo sulla mia musica e soprattutto so che sono i miei primi fan. C’è un meraviglioso rapporto di scambio alla pari.

Della mia storia da produttore non saprei ancora cosa dire, sono al terzo album e per adesso va tutto a gonfie vele nonostante abbia pochissima esperienza. Voglio diventare bravo, conoscere veri produttori e imparare da loro.

La band o il musicista che stai amando di più in questo periodo e perché? Qualche consiglio da dare ai lettori di Reykjavik Boulevard sempre desiderosi di scoprire qualcosa di nuovo?

La scorsa settimana Margherita Vicario e Luca Carocci mi hanno donato i loro dischi. Non riesco ad ascoltare altro, nonostante siano abbastanza diversi tra loro li trovo tutti grandi musicisti e autori.

La scuola romana ha sempre da insegnare a noi torinesi.

La presenza sui social, la crisi del mercato discografico, il possibile ritorno del vinile, l’appiattimento nella proposta radiofonica nazionale: come si pone Bianco di fronte a tutto questo?

Il vinile è e rimarrà l’unico supporto duraturo. Gli .mp3 o gli altri formati digitali mi fanno paura perché potrebbero scomparire da un momento all’altro per un bug planetario. E io come potrei far credere ai miei figli, se mai ne avrò, che ho registrato tre dischi?

Per la radio non so cosa dire, mi capita spesso di affrontare questo discorso con amici e anche con speaker radiofonici ma purtroppo non ho ancora capito.


Filo d’erba

Io mi dissolverò
come il bianco di un’onda
che il tempo non ha
di capire come sta
Ma io continuerò
a prenderti in mano
e portarti lontano da qui
tra cielo e mare o dove vuoi
Dove la tua mente
possa ritrovare il sonno
quello buono quello
che ti porta dentro un sogno
E arriverà l’estate
i fiori si apriranno
e noi qui in silenzio a guardare le stelle
che un po’ ci invidieranno
perché poi in fondo sanno
che è meglio guardare per aria che a terra
E ti ritroverò
ferma come un filo d’erba
che voglia non ha
di piegarsi alla realtà
E ti convincerò
che il salto da fare
non è verso il basso ma in su
là dove il mare aria è già
Dove la tua voce possa ritrovare ascolto
quello buono quello di cui tu senti il bisogno
E arriverà l’estate
i fiori si apriranno
e noi qui in silenzio a guardare le stelle
che un po’ ci invidieranno
perché poi in fondo sanno
che è meglio guardare per aria che a terra

Volume

Sentire troppo forte il volume del tuo corpo
e non riuscire mai a dormire
e non riuscire mai a pensare positivo
anche nei giorni più belli
E ammettere a se stessi
di non esser così forti
di non essere neanche capaci
a godere della vita
di questa vita da leccarsi le dita
Ma allora c’è qualcosa
che proprio non funziona
che arriva da lontano
ci prende per la mano
ci porta verso il buio
ci fa sentire ciechi
e ci terrorizza soffiandoci sul collo
Come quando da bambino
toccava a me contare
e la fretta di arrivare a 100
il buio che mordeva
le zanzare sulla pelle
ed il cuore sulla lingua
la saliva che sa di paura
Adesso non avrei più quella fretta
perché adesso ho capito
e odio chi è nascosto ma adoro ritrovarmi
E stringere tua madre
e dirle che stai bene
che non ti manca niente
perché tu non hai niente
come diceva quel ragazzo Friuliano
Poi stringere il manubrio
e pedalare svelto
per essere sicuro di seminare il tempo
ma ti sorpassa e ti senti un po’ vecchio
Ma allora c’è qualcosa
che davvero non funziona
che arriva da lontano
ci prende per la mano
ci porta verso il buio
ci fa sentire ciechi
e ci terrorizza soffiandoci sul collo
Come quando da bambino
toccava a me contare
e la fretta di arrivare a 100
il buio che mordeva
le zanzare sulla pelle
ed il cuore sulla lingua
la saliva che sa di paura
Adesso non avrei più quella fretta
perché adesso ho capito
e odio chi è nascosto
ma adoro ritrovarmi
Con quella fretta di chi adesso ha capito
che odia chi è nascosto ma adora ritrovarsi

Corri corri

Come lana sulla pelle
quella dura irlandese
prude adesso la tua voce
nelle mie orecchie piene
Di stronzate che mi hai detto
di promesse che mi hai fatto
come quando hai detto
stai tranquillo io ti amo
non per quello che guadagni
ma per quello che tu sogni
una vita senza panico
un giardino con dei fiori
Da bagnare quando è sera
da potare in primavera
una/due chitarre
un palcoscenico su cui bruciarle
Corri corri corri corri
che non costerà mai niente
come sorridere alla gente
come sentirsi per un attimo importante
Corri corri corri corri
che non costerà mai niente
come sorridere alla gente
come sentirsi per un attimo importante
Come pioggia senza ombrello
contro il vento dell’inverno
cerco le risposte tra i mutismi
e le tue introspezioni
Aggrappandomi agli sguardi
decifrando i tuoi messaggi
sopportando le tue mani
stanche di toccarmi
Fra la gente in mezzo ai prati
tu ci hai dati per scontati
ma l’amore ha un prezzo alto
ed ora smetto con i saldi
Corri corri corri corri
che non costerà mai niente
come sorridere alla gente
come sentirsi per un attimo importante
Corri corri corri corri
che non costerà mai niente
come sorridere alla gente
come sentirsi per un attimo importante
Corri corri corri corri
che non costerà mai niente
come sorridere alla gente
come sentirsi per un attimo importante
Corri corri corri corri
che non costerà mai niente
come sorridere alla gente
come sentirsi per un attimo importante

 

Drago

Cercherò meglio
al mio risveglio
parole che
Possan spiegare
di cosa son fatti i miei incubi
Resto da solo e penso ai ricordi
con mio nonno sul mare
In quella casa
su quel balcone che sa di geranio
In un cortile
fra dieci anni
o su un albero
In una valigia
di vecchie camicie
che piangono
Dentro ad un bosco
di betulle bianche
o a pranzo dai miei
Dentro allo specchio
in un riflesso
io la troverei
La felicità
è un drago fatto di gesti piccoli
ma così piccoli
quasi invisibili
La paura è fatta di niente
come Dio è fatta di niente
come un salto è fatta di niente
come il tempo è fatta di niente
Ma la felicità
è un drago fatto di gesti piccoli
ma così piccoli
quasi invisibili
La paura è fatta di niente
come Dio è fatta di niente
come il tempo è fatta di niente
come un salto è fatta di niente
La felicità
è un drago fatto di gesti piccoli
ma così piccoli
quasi invisibili

Aeroplano

La paura di andare lontano
mi fa restare vicino alle cose che amo
a quelle che in fondo io merito veramente.
La paura di andare lontano
mi fa restare vicino alle cose che amo
a quelle che in fondo io merito veramente.
Mano nella mano sul nostro aeroplano
fatto di colazioni, di bacini e canzoni
Svegliami anche se esci presto
che di dormire non ne ho bisogno
poi dimmi il programma del giorno
tanto io sento solo la parte del tuo ritorno
il futuro come la pelle cambia colore quando è vacanza
poi torna settembre macchiato, secco e cadente
Come una farfalla tu muovi l’aria di questa stanza
io vedo le tue parole chiare di chi sa già cosa fare
tu che colori anche la mia ombra
ed io con il cuore che pesa più della testa
Insieme a te che cosa farei
di me che cosa ci resterà per noi.
La paura di andare lontano
mi fa restare vicino alle cose che amo
a quelle che in fondo io merito veramente.
Condividiamo questo universo
con le pareti che ho ridipinto
senza uno specchio si vive anche meglio
Ti racconto tu come sei
e tu mi dici come sono io
la lettura di noi è un romanzo aperto che
non finisce mai, mai
Che colori anche la mia ombra
ed io con il cuore che pesa più della testa
insieme a te che cosa farei
di me che cosa ci resterà per noi
di me che cosa ci resterà per noi

Almeno a Natale

Sempre più vicino alla costa
al profumo di montagna
con un coro nella testa
di chi ha vinto la battaglia
contro incubi e tempeste
il mio viaggio è stato lungo
da trent’anni sciolgo nodi
alzo vele al vento
Per ritornare a casa puntuale
cercare di essere un figlio migliore
non dire mai che fa schifo il mangiare
ed essere bello almeno a Natale
Il manuale nella tasca
per il comportamento giusto
per non provare troppa invidia
e stare sempre al proprio posto
a fare il gioco del silenzio
sono sempre molto bravo
e se ti sembro troppo triste
io so che è solo un gioco
Perché essere liberi è anche capire
che per non passare la vita a fuggire
serve ogni tanto sapere indossare
quel vestito buono che ti fa paura
E poi ritornare a casa puntuale
non dire mai che fa schifo il mangiare
ed essere bello almeno a Natale
insomma cercare di essere un figlio migliore
poi ritornare a casa puntuale
non dire mai che fa schifo il mangiare
essere bello almeno a Natale
cercare di essere un figlio migliore

 

Quello che non hai

Quello che non hai mi piacerebbe riportartelo
con un regalino un ritornello da megafono
arrampicandomi su un albero ad urlartelo
quello che non hai sono io
Mi piacerebbe farti assaporare il gusto
di una persona buona, capace anche di
rendere ogni cosa un po’ più strana
e cancellare i giorni neri dalla settimana
Battere col piede il tempo giusto
per viverti di più e non scordare di
renderti felice con un gesto
anche se non l’hai chiesto
Quello che non hai mi piacerebbe riportartelo
con un regalino un ritornello da megafono
arrampicandomi su un albero ad urlartelo
quello che non hai sono io
Tu riesci a trasformare la mia bocca
in fonte di parole capaci anche di
modificare quelle cose
che tu davvero non puoi più accettare, dannazione
Occupare sempre il posto giusto
nella città sbagliata
anche a costo di non riconoscere l’estate
Occupare sempre il posto giusto
nella città sbagliata
anche a costo di
non riconoscere l’estate
ma tu sei il mare
Com’è profondo il mare
com’è profondo il mare
com’è profondo il mare
com’è profondo il mare
Quello che non hai mi piacerebbe riportartelo
con un regalino un ritornello da megafono
arrampicandomi su un albero ad urlartelo
quello che non hai sono io

Le dimensioni contano

Come un acido che sale svelto
io mi fiondo su da te
per parlarti nel silenzio
di una nuvola di skunk
Incendiamo quell’incenso
che ti porto sul Penglai
poi ridiamo come scimmie
e tu mia già sei
Le dimensioni contano
ed io ho un cuore grande
e sono pronto a offrirtelo
Le dimensioni contano
ed io ho un cuore grande
e sono pronto a offrirtelo
Ritorniamo in taxi sulla terra
la tua voce con la mia
a ripeterci che a volte
il tempismo è degli dei
Ma come per un mago è tutto
troppo conta anche per noi
ma con la macchina del tempo
io ti porto via
Le dimensioni contano
ed io ho un cuore grande
e sono pronto a offrirtelo
Le dimensioni contano
ed io ho un cuore grande
e sono pronto a offrirtelo
Ma un po’ di tempo tu ce l’hai
E un po’ di spazio tu ce l’hai
Ma un po’ di tempo tu ce l’hai
E un po’ di spazio tu ce l’hai
Le dimensioni contano
ed io ho un cuore grande
e sono pronto a offrirtelo
Le dimensioni contano
ed io ho un cuore grande
e sono pronto a offrirtelo
Ma un po’ di tempo tu ce l’hai
E un po’ di spazio tu ce l’hai

Le stelle di giorno

Le stelle di giorno non dormono
ventiquattr’ore lavorano
arriva il sole e scappano
dietro le quinte piangono
Da mamma notte tornano
bimbe felici ridono
poeti e pittori le svendono
e vecchie puttane ne sparlano
E tornando a casa a piedi
fumo l’ultima con lo sguardo fisso in aria
per volare via di qua
Tu mi fermi con la mano che sa di mandorla
e mi dici “Sai che c’è?
Io con te un figlio lo farei
“Le stelle di giorno non dormono
ventiquattr’ore lavorano
arriva il sole, esplodono
dietro le quinte piangono
Da mamma notte tornano
bambine felici ridono
poeti e pittori le sognano
e Luna ammirate la guardano
E tornando a casa a piedi
fumo l’ultima con lo sguardo fisso in aria
per volare via di qua
Tu mi fermi con la mano che sa di mandorla
e mi dici “Sai che c’è?
Io con te un figlio lo farei”


Testo di Benedetta Borioni • Grazie a Cristiana @Metatron Group e Nicolo’ @ArteVOX • Foto di Chiara Mirelli © All rights reserved