L’amore per un Paese come l’Islanda è cosa buona e giusta. Ci sono mille ragioni per amare l’isola più “giovane” (almeno geologicamente) di questo pessimo mondo, e prima o poi ci prenderemo la briga di elencarne alcune che forse non tutti conoscono.

Quello che balza all’occhio dalla frequentazione di siti web, gruppi e forum dedicati all’Islanda – e che tristemente nonché paradossalmente la rende in alcuni casi tutt’altro che appetibile – è la quantità di “invasati” che, maniacalmente, elogiano a spada tratta la terra, il clima, la politica, la flora, la fauna, la musica, la gentilezza, la gente, il cibo, le tradizioni, la caccia alla balena e qualsiasi altra cosa propria del piccolo paese Scandinavo. Non che ci sia nulla di sbagliato nell’essere proiettati verso luoghi remoti dove riversare la speranza di una vita migliore di quella che si sta vivendo nel proprio paese d’origine, ma per onestà intellettuale e per dovere di informazione a volte bisognerebbe mantenersi lucidi e non enfatizzare soltanto alcuni aspetti positivi, fermandosi ad analizzare anche l’altra faccia della medaglia. Altrimenti il rischio è quello di diventare dei veri e propri hooligan con una strana forma di campanilismo proiettato all’estero, fenomeno piuttosto bizzarro ma di cui ci siamo resi conto anche in redazione dopo una rapida verifica sul web.

Questo “essere costantemente a favore” snocciolando esperienze personali (spesso non più lunghe di due settimane di ferie invernali o estive, nel migliore dei casi), dati presi a caso da internet senza averli verificati con persone del posto, stralci di articoli di giornale che non ci si è presi la briga di leggere oltre al titolo e fotografie grondanti effetti di Photoshop, è preoccupante per molti motivi: prima di tutto, rischia di far montare un’aspettativa eccessiva nei turisti che si vogliano approcciare ad un viaggio in Islanda; secondo di poi, denota una scarsa capacità di analisi e una pessima obiettività nell’esporre le proprie idee. Infine, è profondamente falso – anche se in buonafede – dipingere un luogo come il paradiso terrestre quando, di fatto, un posto del genere non esiste (anche se per certi aspetti, per fortuna, l’Islanda ancora lo ricorda).

Abbiamo ricevuto alcuni messaggi privati e e-mail riguardo a questo argomento. Spesso, seppur in forma anonima, mostrano quanto molte persone siano intelligenti nel farsi almeno venire un dubbio nel leggere tutte quelle critiche positive senza mai trovare alcuna critica negativa. Tutti sanno, o almeno la maggior parte di quelli che ci hanno contattato, che spesso viene utilizzato un ban sui post “negativi”, cioè tali post o commenti vengono cancellati e agli utenti che hanno esposto una teoria diversa da quella degli amministratori di tali siti, gruppi o forum viene spesso interdetto l’accesso successivo a tale esposizione di un punto di vista contrario (e spesso, aggiungiamo, del tutto pertinente). Come la chiamate questa, mancanza di libertà di espressione? Abbiamo deciso di scrivere una piccola lista di fatti che non è facile trovare online per i motivi sopra indicati, cinque esperienze dirette o racconti di vita vissuta in Islanda che hanno portato alla luce aspetti non del tutto positivi di un Paese che resta comunque per molti versi un esempio virtuoso, ma che non è come ve lo vogliono dipingere a tutti i costi. Eccone alcuni, fateci sapere come la pensate!


1. L’Islanda è un Paradiso meritocratico

Falso. Gli errori in questa frase sono tre: il primo è che non si può generalizzare in questo modo su qualcosa di così ampio che attraversa tutti gli strati sociali di un Paese. Il secondo è che l’Islanda non è un paradiso, sebbene a tutti noi piacerebbe pensarlo. Il terzo è che l’Islanda, dal punto di vista della meritocrazia, è una piccola Italia. Siete sorpresi? Non dovreste, e vi spieghiamo perché: in ogni Paese, Italia compresa, può capitare che il merito venga riconosciuto e che a farsi strada nel mondo del lavoro, della politica, dell’arte e dello spettacolo siano le persone più meritevoli, quelle più dotate di talento – riconoscibile e riconosciuto – e quelle che si sono impegnate di più su tutti i livelli. Può capitare, ma non è una regola. E non lo è soprattutto in un Paese che per anni è stato relativamente isolato rispetto al resto del mondo, un Paese che ospita una popolazione pari al quartiere di una grande città Italiana (320.000 circa), racchiusa per lo più nella sua capitale, Reykjavìk unico e veritiero cuore pulsante di un’Isola altrimenti quasi del tutto disabitata (o comunque abitata da un numero di persone inferiore rispetto alla diffusione di esemplari ovini). Gli abitanti quindi, se non sono direttamente o indirettamente collegati da un ramo dell’albero genealogico, si conoscono più o meno bene, e il “farsi un favore reciproco” resta all’ordine del giorno. Non dovrebbe essere una cosa per forza negativa, specie perché il livello di istruzione è comunque elevato e – in una comunità così piccola – si ha comunque la possibilità di cambiare in fretta quello che non va. Ma resta il fatto che non esistono particolari schemi per garantire la meritocrazia, come non ne esistono in alcuna parte del mondo sebbene vengano comunque incoraggiati qui e là. Può quindi capitare che il figlio di un politico venga “favorito” in qualcosa? Sì. Può capitare che un fotografo venga scelto perché “amico” dell’organizzatore di un evento piuttosto che per la sua competenza nel districarsi tra scelta di tempo, diaframma e quant’altro? Sicuramente. Non pensate quindi di trovare in Islanda quello che non c’è, impegnatevi – certo – ma non fatevi il sangue amaro se poi non sarà scelto il vostro lavoro al pari di un altro che ha più “agganci” rispetto a voi.

2. L’Islanda è un Paese Scandinavo molto organizzato

Falso. Sebbene molte delle cose organizzate o realizzate in Islanda dimostrino una buona qualità generale, il Paese è tutt’altro che ben organizzato sotto una miriade di punti di vista. Certo, ci sono meno code alla posta o in banca: ma quanto è dovuto ad un effettivo sistema organizzativo e quanto al fatto che la popolazione sia così ridotta? Certo, l’Islanda è un Paese che vanta un’estesa e capillare digitalizzazione, un tasso di libri letti pro-capite in un anno senza eguali, strade non trafficate e un sistema scolastico che in confronto a molti altri rappresenta l’eccellenza: ma il motivo è davvero nella genialità di chi gestisce la “cosa pubblica” o viene più probabilmente dal fatto che un Paese così piccolo è il playground ottimale per esperimenti sociali e grandi velleità statistiche? In gran parte, a dire il vero, le cose vengono fatte “alla carlona”: se scrivi una e-mail con una richiesta – non importa quanto importante – è raro che tu possa ottenere una risposta nei tempi prefissi (o una risposta in toto), se fissi un appuntamento – anche lavorativo – è probabile che ti ritrovi a fissare il tuo smartphone aspettando un avviso di ritardo o di impegno sopravvenuto che mai arriverà, così come il tuo interlocutore. Ma questo vale anche per aspetti quotidiani con cui si devono interfacciare i turisti in visita: prenoti con mesi di anticipo una Jeep con cambio manuale su un sito di auto-noleggio Islandese? Può darsi che quando arrivi non ci sia e ti venga sostituita con una col cambio automatico, che magari non ha i pneumatici da neve che avevi richiesto. Non che sia un dramma, ma non è certo un sinonimo di buona organizzazione. Giorni fa è apparsa la notizia del rifiuto dell’Islanda di aderire all’Unione Europea: ammesso e non concesso che ne fa già parte per alcuni aspetti non secondari, nessuno si è preso la briga di spiegarvi che non è stata una scelta condivisa questa: per quanto condivisibile, è stata presa da un singolo Ministro, a discapito di tutta la democrazia parlamentare e della volontà popolare. C’è voluto uno scandalo mediatico interno e una manifestazione di centinaia di persone sotto al Parlamento per provare a cambiare qualcosa: buona organizzazione Scandinava… Dove?

3. L’Islanda è un Paese dove la gente ha stile/eleganza

Falso. A dire il vero la cosa è piuttosto soggettiva, quindi è già una stupidata in partenza. E’ come dire “In Islanda le donne sono tutte belle – Gli uomini sono tutti Vichinghi irresistibili”. Cerchiamo di essere seri: in Islanda si registrano un bel po’ di cadute di stile. Alcune di queste, sono culturali: è prassi comune espettorare – sia per gli uomini che per le donne – in mezzo alla strada, così come è normalmente accettabile lasciarsi andare a flatulenze o “ruttini” ben più rumorosi di quelli dei propri pargoli. Magari per voi un appuntamento con la più ambita fatina elfica rappresenta un traguardo: tagliarlo potrebbe però non essere così affascinante come ve lo eravate immaginato. Alcune persone sono molto attente al design, alla moda, alla linea e a tutto il resto. C’è anche da dire che molte altre sono, ad esempio, patite di body-building o car tuning (il “fenomeno” per cui una macchina è molto più bella se modificata con pezzi quali una tripla marmitta o cinture da corsa Sparco, alettoni e fari vistosi): se questo genere di pratica lo chiamate “tamarro” nel vostro paese, non diventerà immediatamente meno grossolano in Islanda, statene pur certi. Tra l’altro, la gran parte degli “smanettoni” da carrozzeria li ritroverete a fare il cosiddetto “struscio” in Laugavegur durante le sere più calde del fine settimana, ossia a fare su e giù lungo una via di trecento metri che rappresenta il centro cittadino, giusto per farsi notare (alcuni si isseranno fuori dal tettuccio apribile fischiandovi per accompagnare la vostra camminata, o vi manderanno baci rumorosi dai finestrini oscurati tirati giù per l’occasione). Massimo rispetto se è proprio quel che cercate, lo avete trovato: ma da qui a parlare di stile ed eleganza forse ce ne corre un bel po’. Questo vale anche per la pratica più che consolidata di dilaniarsi di alcoolici: in molti Paesi si esce con gli amici, in giovinezza o più avanti negli anni, ubriacandosi e divertendosi fino al punto di star male. E’ successo a tutti (più o meno frequentemente): quello che manca del tutto in Islanda è un limite. Troverai così persone a rotolarsi nel proprio vomito davanti ad un locale, donne in little-black-dress con vistose chiazze sul petto e trucco disfatto, uomini che non sanno più chi o cosa sono portati via dalla polizia per strada poco prima – ma più spesso subito dopo – aver lanciato una bottiglia di vetro in testa all’ignaro passante. Forse stiamo esagerando? Forse no, come vi mostra VICE UK.

4. L’Islanda è un Paese pieno di gente gentile

Falso. O meglio, vale come prima l’errore nel generalizzare. Ci sono ovviamente persone gentili e persone meno gentili, così come ci sono degli stronzi totali. Come ovunque, nel mondo. Sorpassato questo “cavillo”, passiamo alla pratica. Bazzicando sui social, soprattutto su Twitter, troverete tantissimi giovani impegnati attivamente per promuovere l’Islanda dal punto di vista turistico. Molti di loro pubblicheranno fotografie, consigli di luoghi da visitare, vi faranno vedere le gite che fanno nel weekend e vi daranno informazioni utili promettendovi di aiutarvi anche una volta raggiunta l’Islanda. E’ successo anche ad alcuni dei nostri lettori che ci hanno scritto di esperienze negative a riguardo: massima gentilezza nel supporto online, promessa di fare da guida o cicerone in loco, sparizione totale all’arrivo in Islanda dei poveri malcapitati. Oppure, ritrovo in centro, bevute e risate insieme per una sera, necessità di supporto per un problema per il quale si sarebbero rese necessarie delle cure specialistiche, mancanza totale di aiuto nel contattare un dottore o nel ricevere un consiglio in merito. E via dicendo. Io ricordo di aver passeggiato per le vie del centro durante un normale dopo-cena del Giovedì, diretto verso il cinema con delle amiche alle quali due ragazzi del posto hanno “gentilmente offerto” posandosi la mano sul pacco e stringendo vigorosamente, il proprio supporto sessuale cercando di avvicinare poi la mano per accarezzare loro i capelli. Un modo carino per metterle a proprio agio, senza dubbio. Sia chiaro, sono episodi, ma spiacevoli quanto basta per rendere una “vacanza da sogno in un paradiso terrestre” qualcosa di un pochino più degradante. E’ anche raro trovare “apertura” da parte di gruppi consolidati di giovani Islandesi: farsi amicizie vere è difficile anche nel proprio Paese, trovarsi ad una certa età a confrontarsi con gruppi di persone che siano cresciute insieme e abbiano un proprio giro di amicizie ben rodato volendo sentirsi parte di tutto questo può essere controproducente e molto demoralizzante. Lì come altrove. Quindi, magari, non vi aspettate di arrivare in Islanda pensando di trovare degli angeli (magari biondi) che vi accolgano a braccia aperte rendendovi la vita più facile, mettendovi al massimo del vostro agio e aiutandovi nel quotidiano: potrà capitare, ma sarete stati solo fortunati. Abbiamo letto un commento ad un post di uno dei maggiori newspaper di Reykjavik che recitava pressappoco così: “Se un Islandese mi avesse visto bruciare e avesse avuto della birra in mano per spegnere il fuoco se la sarebbe bevuta e sarebbe andato a pisciare un po’ più in là”. Era un Inglese che parlava della sua disperata ricerca di un appartamento in affitto in centro in un periodo di altissima stagione con tutte le strutture di ricezione piene. Capita, anche nei Paesi da sogno.

5. L’Islanda è un Paese pulito con forte spirito ecologista

Falso. A partire dal fatto che la gran parte dei SUV a benzina che vengono noleggiati dai milioni di turisti che ogni anno visitano l’Isola sono autorizzati a circolare ovunque, anche nei pressi di attrazioni naturali da salvaguardare (il che, piano piano, ha messo in luce gli aspetti critici di questa pratica portando ad ipotizzare di sostituirli al più presto), in Islanda non si è sempre molto rispettosi dell’ambiente che pure rappresenta la grande fortuna del posto. Non è affatto raro vedere discariche a cielo aperto, parti completamente trasandate, arrugginite, lasciate a marcire o abbandonate: certo, possono essere buone location fotografiche, ma sono un fiore all’occhiello del Paese? No. L’acqua è abbondante e quella che esce dal rubinetto è pulita ed è un piacere berla: ma c’è qualcuno che sta attento allo spreco? Difficile. C’è un bel sistema di differenziazione e riciclo dei rifiuti? Secondo voi, c’è? Le industrie, in un Paese così piccolo che punta quasi tutto sul settore ittico e turistico, non inquineranno mica così tanto, vero? E invece… Come per ogni altra cosa, è giusto informarsi e documentarsi ammettendo che ci sono tanti punti da migliorare e che spesso le risorse per farlo non sono disponibili, così come – in alcuni casi – la volontà. Pensate poi a questo: Yoko Ono ha installato proprio in Islanda la sua Imagine Peace Tower, una torre di luce che si accende due-tre volte l’anno a favore della Pace nel Mondo; secondo alcuni è nociva e va tolta. Perché? Il suo inquinamento luminoso impedisce di osservare il fenomeno dell’Aurora Boreale in alcune zone intorno al suo luogo di installazione. Vi sembra assurdo? Lo è. Ma anche in Islanda si combattono delle crociate assurde, è un male comune a molti Paesi dal quale la Terra di Ghiaccio e Fuoco non è certo esente. Il Governo tiene alle risorse del proprio Paese? Può darsi, certo. Ma perché ci sono in ballo piani di vendita al Governo Cinese e ad altri pronti a presentarsi con le banconote in tasca? Attenzione, come sempre, a fare dell’apparenza lo specchio della verità, scavando sotto la superficie si possono trovare spesso verità di cui non avevamo la benché minima idea (e questo vale anche per il famoso “L’Islanda batte l’UE: Non dovrà risarcire le banche straniere” della vicenda Icesave: pensate di sapere tutto perché avete letto un articolo su un blog o un trafiletto su Repubblica? Leggete cosa ne pensano i locali, o almeno una parte di essi).


Potremmo continuare a lungo, pescando da segnalazioni, esperienze dirette o racconti provenienti da ogni dove: ma non ha molto senso. Come non ha senso alcuno focalizzarsi solo sugli aspetti positivi cercando con un colpo di spugna digitale di cancellare qualsiasi cosa non sia politically correct, o in armonia con un proprio ideale di bellezza. Non ha senso sbarazzarsi delle opinioni negative per giustificare una propria teoria sull’Islanda, non ha alcuna ragione di esistere un totalitarismo da ghetto digitale dove si cacciano i “dissidenti” colpevoli solo di far notare come, dietro alle cose, spesso ci sono molteplici interpretazioni da dare, per arrivare ad un equilibrio tra quanto è vero e quanto è idealizzato. Continuiamo ad amare l’Islanda per un milione di piccole grandi ragioni, ma non facciamoci mettere una benda intorno agli occhi da chi ce la vuole vendere come un paradiso a cui accedere da vivi perché quello si chiama soltanto in un modo: fuga dalla realtà.


Photo Credits: VICE.com